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Cercatori di verità: Da Fidenza sulla via della seta

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Fin dall’inizio di maggio il programma di viaggio del gruppo di Fidenza aveva subìto sostanziali modifiche, avendo i nostri “cercatori” spostato il loro interesse dal grande arcipelago delle Filippine, dove un manipolo di guerriglieri musulmani dell’isola di Mindanao tenevano ancora prigionieri dei turisti che si erano avventurati in quella regione, all’arcipelago altrettanto interessante e certamente più sicuro del Giappone.

Una lunga notte d’agosto ci scorta da Roma a Fukuoka, dove siamo accolti da p. Franco Sottocornola, il Saveriano che ha accettato di farci da guida in questo misterioso arcipelago che dischiuderà davanti ai nostri occhi un immenso tesoro di storia, di arte e di un diffuso, inspiegabile ma reale fascino spirituale. Sono con me sacerdoti e laici della diocesi di Fidenza.

La prima tappa è Seimeizan a circa un’ora di strada dall’aeroporto.

Nascosto in una fitta vegetazione di bambù e di cipressi giapponesi su una collina che si alza dalla valle per oltre trecento metri, il Centro di preghiera e di incontro interreligioso si presenta ai nostri occhi come un mirabile luogo di raccoglimento e di pace, un’oasi di preghiera.

Fa molto caldo, è umido e la pioggia ci fa visita varie volte nei due giorni di presenza a Seimeizan, che significa montagna della vita. Ma il clima spirituale in cui siamo immersi è intensissimo.

Padre Sottocornola ci introduce alla conoscenza della sua opera (un monastero cristiano luogo di incontro e di dialogo con monaci buddisti e con esperienze religiose e spirituali differenti) nonché alla comprensione del Buddismo in generale. I vari momenti di vita comunitaria, ambientati nelle semplici e severe casette di legno immerse nel verde del bosco, sono coronati dalla celebrazione dell’eucarestia nella sala di preghiera del “monastero”. Seduti sulle stuoie, con non poca fatica, partecipiamo al rito che si ispira a quella del tè. Ciò che proviamo è emozionalmente sublime e assolutamente indescrivibile.

Le movenze pacate e solenni, le preghiere e i gesti pazienti, l’offerta del mistero con assoluta gravità, ci hanno incantato e fatto riflettere.

La seconda tappa ci porta a Nagasaki, la città dei martiri e della bomba atomica. È ancora mattina quando arriviamo sulla collina che custodisce la memoria dei primi martiri giapponesi. Il tempo per una riflessione e una preghiera, poi seguiamo un giovane prete gesuita che ci spiega i ricordi, le reliquie, i reperti storici allineati nell’attiguo museo.

La chiesa dei martiri, sul lato destro del monumento da cui si protendono le figure bronzee dei religiosi e dei laici uccisi per la fede in Cristo, ci accoglie per la santa Messa. Visitiamo a qualche centinaio di metri dalla collina un altro insigne monumento: la chiesa detta del “ritrovamento”, gelosamente custodita dai giapponesi e visitata da scolaresche, pellegrini e turisti.

Qui i cristiani, che avevano conservato per secoli la propria fede pur tenendola nascosta a causa delle persecuzioni, ritrovarono nel missionario cattolico il legame con la loro antica Chiesa: quel sacerdote mandato dal Papa, era celibe e venerava la Vergine Maria. Visitiamo il museo dell’atomica che ci lascia rattristati e pensierosi per tutto il viaggio verso la nuova meta. È l’ora di cena quando bussiamo al convento delle suore Giuseppine canadesi di Kyoto.

Nei giorni seguenti ci immergiamo nello spirito più vero e più autentico di questo popolo, ne cogliamo le più intime sfumature, mentre passiamo da un tempio all’altro e sostiamo in meditazione in ogni giardino e su ogni roccia sapientemente incastonata in un insieme mirabile che ci introduce quasi naturalmente nel cuore del mistero, ci mette in simbiosi con la natura che ci circonda e con tutti gli esseri immergendoci in quell’abisso di luce e di pace che per i giapponesi non ha un nome, ma che per noi avvertiamo come persona, come presenza divina.

Attraversando la stazione di Kyoto incrociamo al mattino e al pomeriggio decine di migliaia di giapponesi che si muovono ordinati verso i treni per mille destinazioni, e che alla sera ritornano per affollare ristoranti e negozi dalle insegne luminose invitanti ai passatempi della notte.

Il passaggio da questa atmosfera di febbrile moderno dinamismo a quella magicamente surreale che respiriamo nei grandi complessi dei monasteri di Nara sul monte Hiei e nei templi di Ryoanji, Kinkakuji, Daitokuji e Nijiojo, dà motivo a noi cercatori di approfondire maggiormente la conoscenza di questo popolo.

Ci aiuta un esperto missionario, p. Lino Bellini, che vive qui da oltre trent’anni e che insegna Cristianesimo nella più prestigiosa università buddista del Giappone, il centro teologico di Kyoto.

Per avvertire e possibilmente comprendere le grandi difficoltà che la Chiesa incontra nell’evangelizzazione di questo Paese, p.Sottocornola ci guida a visitare due parrocchie “missionarie” giapponesi a circa un’ora di treno da Osaka: le comunità di Kumatori e di Izumi Sano. Nella prima ci accoglie p.Piergiorgio Manni da oltre trent’anni in Giappone, Saveriano, che è parroco e direttore dell’asilo. Ci tiene a sottolineare il fatto che i giapponesi stimano la Chiesa cattolica e hanno fiducia nella nostra organizzazione scolastica che sa ancora inculcare dei valori veri nei bambini e negli studenti in genere.

Le famiglie non hanno molto tempo per l’educazione morale dei figli. Credono nella nostra, anche se sanno bene che poggia su convinzioni religiose ed etiche cristiane. Il missionario uò contattare in questo modo centinaia di famiglie ed entrare nei cuori di tanta gente.

Sono pochi coloro che si convertono, ma il consenso è enorme.

Padre Flavio Besco e il suo giovane coadiutore p. Paolo Gobbo ci accolgono nella seconda parrocchia. Padre Flavio ci parla dell’organizzazione pastorale e delle difficoltà tipiche di un ambiente che sembra ancora refrattario al discorso religioso. Il dialogo della vita basato sull’accettazione e stima reciproca, l’incontro educativo con i genitori degli studenti, la comprensione e la condivisione in momenti particolari della vita, la catechesi in occasione del sacramento del matrimonio tra cattolici, misti o soltanto simpatizzanti che chiedono di consacrare il loro amore in una chiesa cristiana, sono i momenti forti dell’attività missionaria in Giappone.

Dopo la visita, ci fermiamo per qualche tempo nel salone del Centro parrocchiale di Izumi Sano per una riflessione comunitaria sull’esperienza che sta per concludersi. Fernanda vede nei luoghi comuni e nei pregiudizi il primo ostacolo alla conoscenza di un popolo. Siamo venuti anche noi con un bagaglio troppo pieno di noi stessi, della nostra cultura, delle nostre esigenze e della nostra sufficienza.

I tanti valori che abbiamo incontrato ci richiamano a un minimo di umiltà.

Emanuela conferma il parere dell’amica e aggiunge che questo viaggio le ha accresciuto il desiderio di scoprire cose sempre nuove e interessanti.

Don Andrea sente di trovarsi di fronte a un grande popolo e ad una grande cultura. Apparentemente sembra che vivano realtà contrastanti, in realtà riescono ad armonizzarli a livello sociale ed etico senza molta enfasi.

Anche Anastasio sottolinea l’equilibrio tra le diverse realtà del Giappone e si augura che questo sforzo possa durare senza conseguenze, che non decada cioè in schizofrenia. Don Remo è rimasto meravigliato dalla capacità dei giapponesi di passare dalla confusione delle masse al silenzio-meditazione dei templi. Dobbiamo imparare da questo popolo eccezionale la buona educazione, la gentilezza e il rispetto vicendevole.

A conclusione p. Sottocornola ci invita ad approfondire anche in seguito la conoscenza del Giappone: più lo si conosce e più lo si ama.

L’esperienza da pellegrini in un Paese straniero aiuta a relativizzarsi, a mettersi in questione. Non ci si sente più il centro del mondo.



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