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L’Indonesia è un luogo poco noto alla maggioranza degli italiani, pur essendo un grande paese asiatico. Certamente si conosce Bali (ma molti neppure sanno che questa favolosa meta turistica fa parte dell’arcipelago Indonesiano!); è ancora vivo il ricordo del devastante tsunami avvenuto dieci anni fa; agli appassionati nerazzurri non sarà sfuggito che il magnate Thohir ha acquistato l’Inter… Malgrado ciò, l’Indonesia rimane ancora fuori dall’elenco delle località a cui si fa spesso riferi​mento.

La sindrome di minoranza

L’Indonesia è la nazione con la più numerosa popolazione islamica al mondo: più di 200 milioni, su un totale di 1.3 miliardi di musulmani viventi sul globo. Un bel po’, anche perché normalmente si pensa che l’islam sia una realtà esclusivamente araba.

Nonostante questa grande presenza musulmana, vivere in Indonesia non significa necessariamente coltivare rapporti sereni e di collaborazione con il mondo islamico.

È facile, infatti, cadere vittima della sindrome della minoranza, di sentirsi discriminati, se non minacciati, e di chiudersi in un ambiente ristretto e protettivo, che certamente preserva dai conflitti, ma non favorisce i contatti con il mondo non cristiano.

L’ambiente aiuta l’incontro​

Perciò la missione in questo immenso arcipelago richiede la volontà di superare la semplice tolleranza interreligiosa per uscire verso le periferie della fede, forzandoci a creare vicinanza con persone musulmane: per conoscerci, dialogare e comunicare i doni della fede.

Riguardo a ciò, la comunità degli studenti saveriani di filosofia, a Jakarta, si trova in una posizione privilegiata, perché è costituita da saveriani giovani ed entusiasti.

Inoltre, la multi culturalità dell’ambiente metropolitano e la presenza di organizzazioni interreligiose operanti sul territorio facilitano l’apertura al dialogo.

Queste condizioni, a cui va aggiunto anche il carattere generalmente moderato dell’islam indonesiano, permettono relazioni interreligiose positive che in altri paesi musulmani sembrano ancor oggi sogni irrealizzabili.

Dopo-scuola e dialogo

Le attività che i saveriani cercano di portare avanti a Jakarta sono di diverso tipo. La prima, e più consolidata, è il lavoro di animazione e dopo-scuola svolto con i bambini di quartieri poveri in diverse zone della città. Queste attività di servizio a frequenza settimanale raggiungono un numero di 500 bambini, per lo più musulmani. In questo modo miglioriamo l’istruzione ricevuta nella scuola e, allo stesso tempo, riusciamo a entrare in rapporto con il mondo musulmano rappresentato dagli stessi bambini e dalle loro famiglie.

Un’altra attività è quella del dialogo interreligioso che si svolge a due livelli. Il primo è l’impegno settimanale di alcuni studenti saveriani che si inseriscono in gruppi di carattere interreligioso e in quattro organizzazioni musulmane, nelle quali si presta un servizio in diversi ambiti: indagini in internet, ricerca di notizie, sistemazione della biblioteca, lavoro di segreteria, partecipazione a conferenze…

Tutto questo serve agli studenti per entrare in rapporto con il mondo islamico in modo intenso e regolare.

Il secondo livello è rappresentato da incontri mensili che si svolgono nella nostra casa, invitando relatori per lo più islamici, a svolgere un tema di varia natura: dalla politica alla spiritualità, al fondamentalismo… A questi incontri, oltre ai nostri studenti, partecipano anche altri amici di diversa estrazione religiosa, facendo sì che talvolta arriviamo anche a una sessantina di persone presenti.

Frutti di rispetto e amicizia

Mi pare di poter dire che i frutti di queste nostre attività siano soprattutto due.

La prima è quella che gli studenti saveriani sono aiutati a entrare in relazione diretta e personale con il mondo islamico.

Ciò produce una conversione che gradualmente mina i pregiudizi e le resistenze che non sono appropriati allo spirito missionario.

Inoltre, si sta creando una rete di amicizie e di rapporti molto belli, attraverso i quali ci si sente più famiglia, pur nella pluralità delle appartenenze religiose.

Nello scorso mese di luglio, la nostra comunità ha vissuto il lutto della morte di p. Giuseppe Bagnara, un anziano saveriano di 82 anni.

In questa circostanza abbiamo ricevuto messaggi di condoglianze anche da protestanti, musulmani e buddhisti. Un’amica di religione Bahai è venuta a visitarlo durante il ricovero e ha voluto essere presente ai suoi funerali per pregare ed esprimere la sua vicinanza alla comunità saveriana e a p. Bagnara, il quale due anni fa le aveva voluto regalare la sua bibbia personale.



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