Pomeriggio africano, Finalmente arriva l’alba...
I genitori della saveriana Annalisa Avallone hanno trascorso qualche giorno in Ciad, con la figlia. Papà Franco racconta il primo giorno.
Andiamo incontro ad Annalisa con la macchina. “Franco - dice Imelda, un’altra saveriana che lavora lì - vedi come è bella l’Africa! Vedi che paesaggio stupendo!”. Dopo un po’ incontriamo un lebbroso. Imelda si ferma, lo saluta, gli stringe ciò che resta di una mano. Io non ho il coraggio di farlo e chiudo il finestrino.
Mendicanti sul sentiero
Proseguiamo su un sentiero dove passa a stento la macchina. Un uomo chiede un passaggio. Imelda si ferma e lo fa salire. È ubriaco e si siede dietro, vicino a mia moglie Carla, che resta sbalordita. Lungo il sentiero incontriamo una vecchietta che sta male. È a terra; vicino c’è una bambina. Imelda si ferma e chiede cos’è successo. La vecchietta è malata di epatite e deve andare in un villaggio lungo la nostra strada. Imelda ordina all’ubriaco di scendere e proseguire a piedi; fa salire la vecchietta e la bambina. Arriviamo al villaggio e scendono. Noi fermiamo la macchina e procediamo a piedi, lungo un minuscolo sentiero.
Ci avviciniamo ad Annalisa che è andata a un incontro dei catechisti a Fagè, un villaggio che dista due ore di bicicletta dalla missione. Per raggiungerlo bisogna attraversare un piccolo fiume. Ci fermiamo sul ciglio e dopo un po’ vediamo spuntare Annalisa. Per attraversare deve togliersi l’abito e resta con i calzoncini da ciclista e una maglietta. L’acqua arriva fino ai fianchi.
Tra tisane e scorpioni
Un ragazzo ci porta la bicicletta tenendola sulla testa; poi parla con Imelda con massimo rispetto. Imelda è conosciuta nella savana come “dak ciara”, la donna che può fare tutto. In tre ore ho incontrato un lebbroso, un ubriaco e una vecchietta con l’epatite; ho visto mia figlia attraversare il fiume… Sono frastornato e scioccato.
La sera ci sediamo nel salotto africano, sorseggiando un’ottima tisana. Mentre beviamo, Carla vede un piccolo animaletto e lo scambia per un innocuo verme. Quando le suore lo vedono, viene subito schiacciato: è uno scorpione pericoloso. Imelda racconta che una volta è stata punta e ha dovuto passare tre giorni a letto: “Sono stata fortunata, perché mi ha punta al piede; se ti punge dal bacino in su, c’è pericolo di vita”.
Ci salutiamo e andiamo a letto. Nella mia stanzetta passo una notte da incubo: vedo scorpioni da tutte le parti e, nelle poche ore di sonno, ho sognato scorpioni. Finalmente arriva l’alba liberatrice.








