Dopo gli ascoltatori, p. Oliviero Ferro prosegue questa trilogia con le figure del Vangelo definibili come camminatori. Non ci resta quindi che metterci… in cammino.
Non era abituato a camminare. Aveva la sua barca e i suoi amici. E quando sentiva parlare di qualcuno che era venuto da lontano passando tra montagne, colline, deserti e altri luoghi sconosciuti, scuoteva la testa. Non capiva, ma lasciava dire. Ad uno, invitato a condividere il cibo intorno al fuoco accarezzati dalla brezza del lago, non si poteva negare niente. Pietro ascoltava in modo distratto. Pensava già alla pesca della notte. Doveva dare da mangiare a tutta la famiglia e pagare le tasse ai romani. Soprattutto si aspettava che il Signore mandasse qualcuno per cacciare via i romani e dare un po’ di pace al suo paese. Sentendo la storia di Abramo, quello che era partito lasciando tutto, diceva che lui non ne sarebbe stato capace. La sua era una fede pratica. Vedeva solo quello che cadeva nella rete e che al mattino scaricava sulla spiaggia. Un giorno, mentre stava ritornando a riva, deluso e affaticato per non aver pescato niente, sente un tale che gli dice: “Ehi pescatore, torna al largo e butta le reti”. Non lo conosceva. Il suo amico Giovanni gli dice: “Proviamo!”. Borbottando, buttano di nuovo le reti. E i pesci sembrano fare a gara per saltar fuori, salutare Pietro e lasciarsi prendere. Non capisce più niente. Chiama quelli dell’altra barca e a fatica tornano a riva. Vede un tale, con una lunga tunica bianca che gli sorride e gli dice: “Adesso, lascia tutto e vieni con me (come ha fatto Abramo)”. “Ma io ho una famiglia, un lavoro, degli amici”, gli risponde. “Non ti preoccupare, sarai il più grande pescatore di uomini”. Detto, fatto e da quel momento Pietro diventa un camminatore.







