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Persona straordinaria: Lo zio Giuseppe, missionario in Brasile

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Mio zio (p. Giuseppe Chiarelli) era una persona straordinaria. Non è una frase di circostanza, che si utilizza per parlare di qualcuno che non c'è più. Lui lo era davvero per noi: da sempre, motivo di orgoglio, uomo giusto e generoso, che con la sua vita educava all'amore, da sempre un esempio da imitare.

Lontano, ma sempre presente

Lo si vedeva poco; a volte mancava per diversi anni a causa del suo impegno missionario. Eppure era sempre presente nelle nostre vite, e quando ci telefonava per dire che sarebbe tornato a casa, eravamo tutti felici come lo si è quando si riceve una bella notizia inaspettata.

Un evento straordinario, tale da riunire tutta la famiglia in un clima di festa. Gli facevamo tantissime domande: su come si viveva in missione, come era la gente che frequentava, i bambini, cosa mangiava, che lingua parlava, quali difficoltà incontrava e tante altre domande su quel mondo a noi sconosciuto.

Le nostre domande, talvolta così banali, non sembravano annoiarlo. Tutt'altro. Con la pazienza che lo ha sempre contraddistinto, rispondeva sempre con un grande sorriso. Era felice di trascorrere il suo tempo con me e gli altri nipoti; si interessava ai nostri studi e alle nostre attività, dandoci suggerimenti e consigli.

Cercavo di capire...

Sin da bambino sono stato affascinato dalla sua persona, dalla sua intelligenza. Lo guardavo e cercavo di capire da dove venisse tutta quella forza e quel coraggio, il suo grande amore verso Dio e tutti quei valori che mi ha trasmesso, anche se non eravamo vicini.

Mi ha insegnato cos'è l'amore e la povertà fino all'ultimo giorno, quando ho visto che la malattia contratta in terra di missione lo aveva consumato terribilmente e che, nonostante ciò, lui continuava a pregare per noi, incurante del dolore che lo spegneva lentamente; quando ho visto che, esattamente come Cristo, ha preso la sua croce senza esitazione e ha seguito la sua strada fino alla fine.

Chi è lo zio missionario

Senza mai nominarlo, il nipote Claudio ha dipinto un bel ritratto dello zio p. Giuseppe Chiarelli, saveriano tarantino di Martina Franca, morto a Parma il 12 giugno 2010, all'età di 66 anni. Dopo gli anni di studio nei seminari di Taranto e Molfetta, diciottenne, aveva seguito la vocazione missionaria entrando tra i saveriani.

È stato missionario in Burundi per alcuni anni, e poi in Brasile dal 1980 fino al 2009. Ha lavorato anche in Italia: a Salerno come formatore degli aspiranti missionari, e nella casa madre di Parma, come assistente dei confratelli anziani e malati.

Per capire "da dove gli venisse forza e coraggio", p. Giuseppe risponderebbe ancora così: «Noi missionari annunciamo il vangelo ai poveri, ma sono i poveri che ci evangelizzano e ci insegnano a vivere il vangelo» (nota di p. Marcello Storgato).



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