Perché pregare sempre?
Gesù in una parabola ricordava la necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. Quante volte ci siamo stancati! La preghiera si levava in volo dal cuore, come colombe dall’arca di Noè durante il diluvio, ma nessuna tornava indietro a portare una risposta. Mi chiedo spesso: “Dio esaudisce le nostre preghiere?”.
Bonhoeffer, pastore protestante ucciso nel campo di concentramento nazista di Flossenbürg, a questa domanda risponde che “Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste, bensì le sue promesse”. Pregate sempre… Pregare non equivale a dire preghiere una dietro l’altra. Io, come tanti, mi sono sempre sentito inadeguato di fronte alle preghiere, un po’ per stanchezza e un po’ per le distrazioni. Un Padre del deserto scriveva: “Non compiacerti del numero dei salmi che hai recitato: esso getta un velo sul tuo cuore. Vale di più una sola parola nell’intimità, che mille stando lontano”. E questo mi ha dato conforto.
Sant’Agostino ci faceva capire che pregare è come voler bene. Abbiamo sempre il tempo per voler bene ai nostri; se ami qualcuno, lo ami sempre, qualsiasi cosa tu stia facendo. “Il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre”.
Ma perché pregare sempre? Non perché la risposta tarda a venire, ma perché è continua, infinita. Perché Dio è un canale aperto in cui scorre l’aria pura per il nostro respiro, ossigeno per i momenti di affanno, che ci conducono alla comprensione e al vivere le vie di Dio che non sono le nostre e che all’inizio fatichiamo a capire. Ci introduce ad una fede che ci fa sentire il suo amore. Ma come è possibile lavorare, incontrare, studiare, mangiare, dormire e, nello stesso tempo, pregare sempre? Eppure qualcuno è riuscito: “Alla fine della sua vita frate Francesco non pregava più, era diventato lui stesso preghiera”, diceva di lui il confratello Tommaso da Celano (+1265).
Il Vangelo ci porta alla scuola di preghiera attraverso una vedova, una bella figura di donna forte e dignitosa, che non si arrende nemmeno di fronte ad un giudice corrotto. Ha subito ingiustizia e non abbassa la testa, nonostante i soprusi. Una donna che non si lascia schiacciare. E ci fa capire che la preghiera è un “no” gridato al male perché in cuor suo ella non si sente sola ma confida in ciò che Dio ha detto sulla sua Giustizia. Questa vedova, povera ma ricca di Speranza, indifesa ma innocente, ha una forza vincente: fede nella Giustizia di Dio, nonostante tutto. E questo è un grande miracolo. La forza della sua fede diventa la fame di giustizia che non si arrende all’inerzia, che non cede al lungo silenzio del giudice. Questo è il modo originale con cui Dio “fa giustizia prontamente”.
Con l’immagine della vedova mai arresa, Gesù sostiene la nostra fiducia: se un giudice, che è in tutto l’opposto di Dio, alla fine ascolta, Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti che gridano a lui, prontamente? Ma a volte la sensazione è proprio questa, che Dio non risponda e che ci faccia aspettare a lungo. Ma quel prontamente di Gesù non vuol dire subito, ma sicuramente. Il primo miracolo della preghiera è rinsaldare la fede, farla poggiare sulla certezza che Dio è presente nella nostra storia, che non siamo abbandonati. Dio interviene e non importa se il come mi è sconosciuto, o se non sarà come io vorrei. So che lo farà e tanto basta.
E allora perché pregare sempre? È come chiedere perché respirare? Non si prega per ottenere, ma per essere trasformati; per ricevere in dono il suo modo di vedere e per amare con il suo cuore.
Questi pensieri sono frutto di sedimentazioni di riflessioni, doni ricevuti ascoltando dall’infanzia ad oggi chi era più avanti nel cammino verso il Signore.







