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Perché il mondo creda, Gesù prega per la nostra unità

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LA PAROLA

Prego anche per quelli che crederanno in me, perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

  • Giovanni 17,20-23

Con il comandamento dell'amore Gesù esige da noi il comandamento dell'unità. Ma cosa intendiamo per “unità”? Forse pensiamo all'unità come a una somma : la somma di tutte le chiese in un'unica chiesa, in un'unica religione? Pensiamo che unità è migrare da una chiesa all'altra, da una religione all'altra? Pensiamo che è accettare , senza spirito critico, quanto ci viene dalle altre religioni? Pensiamo - e questa è la cosa peggiore - che unità è uniformità ?

L'unico modo di amare. Gesù annuncia questa Buona Notizia nell'unire, nell'unico suo testamento, amore e unità: essere ecumenico è l'unica forma adeguata di amare pienamente. Un amore parziale non è amore. Si ama pienamente quando si accetta l'alterità dell'amato. Amare è convivere con la differenza, integrarla come dimensione costitutiva del proprio essere. Convivere con l'altro non nonostante la diversità, ma a partire dalla diversità, desiderandola come elemento integratore della pienezza umana. Le radici dell'essere umano non affondano nella solitudine, nel chiudersi su se stesso, ma nella relazione con la differenza accettata in pienezza.

Accogliere le persone. Pluralismo allora non è solo rispettare o accogliere idee e dottrine differenti dalle nostre. È molto di più. È accogliere la persona. È accettare l'altro, in modo tranquillo e sereno, liberi da sentimenti o attitudini di paura o da preconcetti. Un'accettazione che inizia dalle relazioni più elementari fino alle più complesse: uomo e donna, bambino e adulto, bianco e nero, operaio e padrone, laico e clero, connazionale e straniero, protestante e cattolico, cristiano e musulmano, monoteista e politeista...

Gesù, nella sua preghiera, chiede al Padre unità per i suoi discepoli e discepole. Che senso ha questa richiesta? Quale unità devono testimoniare? Gesù non chiede la testimonianza dell'uniformità. Gesù chiede l' unità intorno a tre elementi:

Il Nome. Dice Gesù: “ho manifestato il tuo nome; li ho conservati nel tuo nome; ho fatto conoscere il tuo nome...”. Nome che ci è stato rivelato: Io-sono; Padre santo; Padre nostro. È nel suo Nome che dobbiamo vivere e realizzare l'unità. Nome che dà inizio a una relazione nuova fra Dio e l'umanità. Nome che trasforma la relazione fra le persone. Nome che ci offre la libertà di riscattare e di pronunciare altri nomi...

La Parola. Dice Gesù: “hanno osservato la tua parola; le parole che hai dato a me, io le ho date a loro, le hanno accolte; ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo; la tua parola è verità...”. La Parola ha piantato la sua tenda fra di noi. La Parola è Gesù, Figlio unico che è nel seno del Padre. Parola che è progetto; è volontà del Padre, da ascoltare e vivere.

La Gloria. Dice Gesù: “Padre, è giunta l'ora, glorifica tuo Figlio, perché tuo Figlio ti glorifichi; glorificami davanti a te, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse; la gloria che hai dato a me, io l'ho data a loro...”. La Gloria, kabod di Dio. Kabod che vuol dire peso, forza. Quel peso e quella forza che Dio ha sempre messo a servizio dei piccoli. Diamo Gloria al Nome vivendo la Parola; producendo frutto; realizzando gli stessi segni di vita; affermando con sant'Ireneo: la Gloria di Dio è la persona umana in pienezza di vita!

Una sfida per noi. Unità intorno al Nome, alla Parola, alla Gloria: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità, e il mondo riconosca che tu mi hai mandato e li hai amati come ami me”.

Unità e pluralismo: è un binomio che ci sfida, anche perché sembra essere assente dal vocabolario cristiano. Ci sfida a percorrere i cammini della diversità, della differenza, dell'alterità. Ci sfida a riconoscere nell'altro un fratello, nell'altra una sorella. Ci sfida a scoprire i molti tratti dell'unico e multiforme volto di Dio.



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