Per te, Madre!
Sono salita a vedere la collina, respirare il verde! Le mie radici sono là nel campo che ha fiorito sul cuore un bananeto e una capanna di terra per i miei figli.
Di terra è il loro colore e il volto del mio sposo. Di terra le mie mani screpolate che si aprono a fatica tra i solchi un sentiero alla vita; e i piedi che sanno i rovi e le tue rugiade.
Di te era fatta mia madre: la tua pazienza e bontà antiche e il tuo incessante donarti.
Madre,
percossa, seminata in odio e in amore, mite e provvida con tutti - le notti ti sorprendono a granire vita per i nostri mattini. Il vento dell’aurora ci porta il tuo profumo e la pioggia del giorno la tua fecondità; il sole ci regala una festa di colori e il sapore dei tuoi frutti, le stagioni ritornano i panieri colmi di vita per i figli del nostro seno. I figli, germogli del nostro campo!
Terra e sangue in fiore, terra modellata, terra viva che ride e danza la sera attorno alla fiamma del nostro vivere, faville del nostro passaggio. Saziati e vivi per te, la notte ci riposiamo sul tuo cuore di madre che ci prepara nel sonno lo stupore di un altro mattino.
Così ogni giorno, ogni notte, da sempre e per sempre. Finché il filo fragile che a te ci lega non si spezza, e tu per me e per i miei - tardi ti prego - sarai ultimo giaciglio, ultima coperta in cui avvolgerci come la notte che precedette la prima luce.
Ma sui miei occhi spenti è rimasta sospesa la promessa di un’aurora. Sulla mia voce spezzata, il seme d’una canzone.
p. Ernesto Tomè, sx.







