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Arrivato in Bangladesh e dopo aver imparato la lingua bengalese, per alcuni anni ho svolto la mia attività nelle parrocchie. Poi, nel 2008 ho iniziato a lavorare nel dialogo interreligioso in un Centro sorto nel 1993.

Allora, c’erano una quarantina di persone, ora sono raddoppiate. Lo scopo è quello di creare un “gruppo ideale” fra musulmani, indù e cristiani: persone che si rispettano al di là della propria fede, si trovano bene assieme, si aiutano nel bisogno. Si vuole rendere visibile quello che dovrebbe essere la società ideale in Bangladesh. Il gruppo organizza attività per sensibilizzare la gente. Oggi, viviamo un periodo di contrasti molto forti, legati dal tentativo di rendere tutte le culture uguali, in cui prevalgono le parti più forti. Questo porta a mettere in primo piano la propria identità, cultura e religione, disprezzando quella degli altri. È la realtà che noi viviamo in Bangladesh, dove alcuni gruppi, per affermare la propria religione, disprezzano, denigrano e demonizzano quella degli altri.

Andiamo nelle classi di seconda e terza media e, con l’aiuto di sussidi digitali, parliamo di tutto questo. Poi, segue la condivisione e la discussione. Dove è possibile, facciamo nella stessa classe due incontri in un anno. Facciamo qualcosa di simile anche nei college (seconda e terza superiore), anche se con argomenti diversi, adattandoci cioè alla loro cultura e modo di pensare. Perché tutto questo? È compito della chiesa far conoscere Gesù e il vangelo, ma nello stesso tempo includere tutti, per poter vivere in pace e armonia nella stessa società. Sono valori evangelici. La chiesa, nel vivere la missione di Gesù, si adopera per la costruzione dell’unità di tutto il genere umano (cf. LG1). Sono due facce della stessa medaglia. Pregate per noi missionari, il Signore ci sia vicino e ci ispiri.



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