Pellegrino "fra i missionari al servizio dei più poveri”
In Burundi è cresciuta la mia passione per la Chiesa
Dentro ad una natura splendida, di un verde fresco e vario, paesi abitati da una popolazione mite e inerme rimangono le schegge di un tempo doloroso di guerra non ancora conclusa. Terra e popolo da ricostruire perché sventrati dalla guerra etnica. Il volto interrogativo, soprattutto dei bambini, trasmette le ferite alle famiglie, decapitate, e le spine diffuse nei cuori di tanti, tantissimi malnutriti e ammalati. Questo è il presente che ho constatato, un presente colmo di miseria e di incertezze sul futuro.
Eppure tanto di buono e di estremamente positivo si sta muovendo: l'ho constatato soprattutto nell'opera dei missionari e missionarie, sacerdoti, religiosi e laici. L'ho constatato nei quartieri più colpiti dalla miseria conseguente alla guerra in atto. Nella quiete desolata dell'estrema povertà i nostri fratelli e sorelle, bresciani e non, bianchi e indigeni, adoperano le loro forze per ricostruire, sanare, confortare. Partono prestissimo nella mattinata per dare speranza, per offrire qualcosa di più profondo, di più autentico.
È una ricostruzione, umana e morale, che risorge, nonostante il nulla o poco di fatto delle trattative politiche per la pacificazione del Paese.
Porto con me un messaggio
Di ritorno, già durante il viaggio, mi chiedevo il significato, il messaggio per me e la diocesi che emerge da quella realtà così lontana da noi. Ho incontrato trentadue missionari bresciani, dei quali ventisette operano in Burundi. Il Nunzio Apostolico a Bujumbura ci confidava: "Sono un segno importantissimo di partecipazione alla sofferenza della gente. Svolgono un ruolo di protezione per gli oppressi dentro una situazione sociale e politica molto critica.
Pensiamo solo ai campi di concentramento, nei quali sono raccolte migliaia di persone in situazione drammatica. Si calcolavano 350 mila i burundesi che vivono in queste situazioni disperate: centinaia di morti al giorno per fame, violenze, malattie. E a lavorare con questa gente vi sono missionari e missionarie nelle parrocchie, nei centri sociali, nei quartieri più poveri.
Mi hanno insegnato ad amare la Volontà di Dio nelle situazioni difficili. Mi hanno dato una lezione di fede nell'obbedire a Lui e nell'accettare con serenità e fiducia il posto dove si è, nella certezza di essere nelle Sue mani. Di fronte alla moltitudine di burundesi poveri e abbandonati dal mondo e nel contempo arditi e coraggiosi, ho raccolto, e trasmetto, l'invito ad identificare le cose più importanti della vita: nell'opulenza nostra è facile lasciarci opprimere e dimenticare l' essenziale.
Abbiamo bisogno di sobrietà, per riscoprire i veri valori e non perderci nella frenesia delle cose inutili. I beni della terra sono di Dio, non si devono assolutizzare.
A servizio delle persone
Nel settore dell'economia dobbiamo promuovere una cultura della solidarietà e della cooperazione, internazionali, in cui l'economia sia a servizio delle persone. La campagna per la riduzione del Debito estero dei Paesi poveri che abbiamo intensificato durante la Quaresima, è stato un segno della nostra partecipazione alle sorti dei popoli poveri.
In Burundi ho riflettuto sul compito di educare alla democrazia e alla libertà, valori che in quel Paese mancano, e che anche noi dobbiamo rivalutare: dobbiamo imparare la libertà per vivere e crescere, non soprattutto per accumulare di più; dobbiamo impratichirci della democrazia per saper rispettare ed accogliere le differenze e saper dare ciascuno il meglio di sé agli altri, coscienti che tutto è grazia, e grazia multiforme.
Mi sono commosso nel constatare esempi di fraternità e di riconciliazione nel clima di violenza che ivi si respira: dalle affermazioni scritte di una bambina, che cercava il corpo del papà e della mamma uccisi ("da grande non mi vendicherò a causa del Vangelo, perdonerò"); ai gruppi di diversa etnia che si incontrano per pregare ed ascoltare la Parola di Dio. Mi pare che sia questo il nuovo Burundi che nasce.
La passione per la Chiesa
È cresciuta la mia passione per la Chiesa. In Burundi la Chiesa è presente, è viva: vescovi, preti, consacrati, laici con i missionari che, in molti casi, sono l'unico appoggio per i poveri. Ho toccato con mano come la celebrazione Eucaristica sia veramente il culmine e la fonte della fede e dell'azione dei cristiani: celebrazioni liturgiche festose e molto partecipate nelle danze e nel ritmo, per nulla fredde e frettolose. Le opere sociali, le scuole, le attività delle parrocchie, la presenza capillare dei catechisti sulle colline, la comunione fra i missionari, i tanti che hanno dato la vita per Cristo e per la gente, sono espressioni di quella preghiera partecipata e comunitaria.
Penso soprattutto ai tantissimi martiri, vittime della violenza che ormai da sette anni insanguina il Burundi: con il loro sangue consentono di sperare in una nuova primavera di pace, quando il dolore e la tragedia saranno cancellati.
Alla visita in Burundi ha dato un tono speciale l'Anno Giubilare: è stato un pellegrinaggio a Cristo presente nei fratelli poveri e sofferenti. È stato un invito ad individuare il pellegrinaggio in Terra Santa non scisso dall'incontro premuroso e amoroso dei poveri ed emarginati. È stato un invito a vivere la Quaresima mettendo accanto a Gesù Crocifisso anche i crocifissi del nostro tempo, visitando persone ammalate, carcerate, anziani in solitudine, handicappati.






