Skip to main content
Condividi su

Ci è sembrato bello, costruttivo e utile condividere con i lettori le testimonianze di due catechiste della Collaborazione Pastorale di Buttrio e Pradamano che insieme si prendono cura insieme a un gruppo di bambini. Pur venendo da due culture differenti, si sono sentite subito in comunione tra loro, offrendo un messaggio di universalità alla nostra fede, in maniera concreta e impegnata nella missione della Chiesa odierna.

fri ElisabetMi chiamo Elisabet Vazquez, sono nata e cresciuta a Buenos Aires in Argentina e sono laureata come insegnante di geografia e scienze sociali. Ho iniziato a insegnare catechismo nel 1999, su invito di un amico già catechista; la mia fede non era molto salda, ma pensavo che fare catechismo fosse la stessa cosa che tenere una lezione a scuola. Papa Francesco lo dice sempre: “La catechesi non può essere come un’ora di scuola, ma è un’esperienza viva della fede”.

Ho frequentato il seminario catechistico triennale di formazione mentre papa Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. È stata la sua parola, che accompagnava e sosteneva i catechisti e il suo modo semplice e amorevole di avvicinarsi agli altri che mi ha fatto capire cosa è importante trasmettere nella catechesi.
Quando sono arrivata in Italia 10 anni fa e a Pradamano 5 anni fa, pensavo che sarebbe stato difficile inserirmi come catechista. Ho vissuto in tanti posti, e nella maggior parte di essi, la prima cosa che ho fatto è stata offrire il mio servizio. Ho avuto la fortuna di trovare presbiteri e catechisti che mi hanno aiutato, accompagnato, accettato le mie proposte, i cambiamenti, i giochi, i canti, le risorse che portavo dalla mia lontana Argentina. Sono sempre stata accompagnata da persone che mi hanno donato un esempio di come essere catechista che ha accresciuto la mia fede e la mia vocazione.

Oggi ho il sostegno della mia collega Annalisa, dalla quale imparo sempre di più, dei preti, degli altri catechisti, ma soprattutto dei bambini, con i quali sto percorrendo il cammino.
Perché sono catechista? È qualcosa che trova risposta attraverso i bambini che ho nel gruppo, quando ascoltano la parola di Dio, la comprendono e si sforzano di essere migliori. Penso che lì Dio si serva del mio servizio per farsi conoscere.
Non posso dire di aver sempre avuto la vocazione di catechista, il motivo per cui svolgo questo servizio è perché sento che è importante trasmettere la fede ai bambini e ai giovani. (Elisabet)

fri AnnalisaMi chiamo Annalisa e sono nata e cresciuta in una piccola parrocchia della diocesi di Gorizia. Ora vivo a Pavia di Udine con mio marito e le mie tre figlie. Insegno materie letterarie in una scuola superiore di Udine.
Sono stata accompagnata alla scoperta di Dio prima di tutto nella mia famiglia di origine grazie alla pratica quotidiana della preghiera, all’Eucarestia e all’apertura missionaria verso il mondo.

Ho vissuto fin dalla mia adolescenza un’esperienza esaltante di fede con il gruppo parrocchiale dei miei coetanei ed amici; ho percorso in lungo e in largo l’Italia e l’Europa vivendo esperienze forti di condivisione e di spiritualità (Taizé, francescana, salesiana, giornate mondiali della Gioventù). L’attività di animazione in parrocchia, la formazione teologica, il servizio nel catechismo dei più piccoli, i campi-scuola, le attività di oratorio hanno accompagnato la mia vita fino ai 30 anni.

Poi tante cose sono cambiate. Quasi tutti i miei compagni di strada si sono trasferiti, il parroco, ormai anziano e malato, ha lasciato la parrocchia, una grande delusione ricevuta da un gruppo di ragazzi e ragazze su cui avevo investito molto hanno messo fine alla mia esperienza di catechista. In seguito, sono arrivati il matrimonio e il trasferimento a Pavia di Udine. È cominciato allora un lungo periodo di grande solitudine, caratterizzato da un nomadismo “spirituale” alla ricerca di una comunità in cui sentirmi “a casa”.

Dopo qualche anno, per caso e solo per una semplice comodità di orario della messa festiva, ho iniziato a partecipare alle celebrazioni della parrocchia di Lovaria. La frequentazione assidua accompagnata dalle mie bambine, che portavo con me fin da neonate, hanno attirato l’attenzione delle persone che la domenica partecipavano alla Messa: un sorriso, qualche scambio di battute, un saluto affettuoso sono bastati a farmi sentire accolta. Quando la mia prima figlia ha iniziato a frequentare il catechismo a Pradamano, ho cominciato ad accettare l’idea che questa poteva essere davvero la mia nuova comunità.

I Saveriani, arrivati da poco nella collaborazione pastorale, mi hanno avvicinato per chiedere la mia disponibilità per un servizio in parrocchia. La mia risposta iniziale è stata categorica: qualsiasi servizio, ma non il catechismo! Lo avevo promesso a me stessa e accusavo anche una sorta di stanchezza educativa determinata dalle figlie ancora piccole e anche dal mio lavoro di insegnante…
Alla fine, dopo qualche insistenza, senza molta convinzione, accetto di aiutare per qualche tempo una nuova catechista di nazionalità argentina, non ancora molto pratica della lingua italiana.

Ma, come spesso accade, gli incontri cambiano il corso degli eventi… Il mio incontro con Elisabet ha aperto una finestra su un nuovo modo di vivere e testimoniare la fede; l’affettuoso abbraccio, le parole di benvenuto con cui lei accoglie i bambini che arrivano all’incontro di catechismo mi hanno aiutato a meditare sull’esperienza dell’educazione religiosa, a partire da ciò che sperimento nella mia famiglia.
I bambini non possono aspettare di diventare grandi per fare una scelta di vita cristiana; non rimarranno intatti come pagine bianche, ma ci si potrà disegnare o scarabocchiare sopra. Sono terreno fertile in cui si può far crescere qualsiasi cosa, piante che danno frutto o erbacce. Credo che se non piantiamo noi qualche buon seme qualcun’altro lo pianterà e magari non sarà un buon seme.

In ogni caso, sia che abbiamo successo, sia che falliamo dobbiamo ricordare che i nostri figli, i bambini, i ragazzi, gli adolescenti ci sono solo temporaneamente affidati. Non sono nostri, sono di Dio. Li affido al Signore nella preghiera, chiedo a Lui che mi illumini nel mio modo di rapportarmi con loro e cerco di ricordarmi sempre, come diceva don Bosco, che “l’educazione è cosa del cuore”. (Annalisa)



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 3024.2 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Febbraio 2020
Si è tenuto dal 6 al 12 gennaio il XV Capitolo Regionale del Brasile Nord. I saveriani partecipanti erano 29. Il capitolo si è svolto in un clima di…
Edizione di Agosto/settembre 2013
di: Lorella e Giancarlo. Quasi 30 anni fa, sia io che Giancarlo, mio marito, vivevamo un percorso di fede insegnando catechismo, lui nella sua parro…
Edizione di Dicembre 2020
Sono trascorsi sessant’anni da quando ho ricevuto l’ordinazione presbiterale. Era il 16 ottobre 1960. Dio mi ha scelto, mi ha chiamato e inviato ad a…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito