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Padre Francesco Gugliotta: un piccolo … madre Teresa

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Don Ciccio, per gli  amici, come stabilì il suo parroco da quando il piccolo Ciccio "andò a farsi prete", non è pugliese e non meriterebbe di essere ospitato in questa pagina. Ma è venuto in Italia dall'Amazzonia per un controllo alla sua salute ed ha voluto farci visita per la vecchia amicizia, ed anche perché qui a Taranto varie persone gli debbono riconoscenza per essere state formate da lui in gioventù, ed altre a cui egli ne deve per il sostegno che gli danno per la sua opera. Ne approfittiamo per farvelo conoscere, perché sappiamo che ha cose interessanti da dirci per la lunga esperienza missionaria in due continenti.

Anzitutto presentati

Sono nato a Carbone (Pz) nel 1924. La mia famiglia era povera, ma voleva che io, il più piccolo studiassi. A buon prezzo si poteva andare a Vallo della Lucania, presso i Saveriani. Dopo due anni, anziché dottore o avvocato,  capii che il Signore mi voleva missionario. Arrivato al sacerdozio nel 1952, fui destinato agli Stati Uniti dove i Saveriani stavano mettendo piede.

Missionario in Bangladesh

Dopo cinque anni arrivò l'ora della missione: fui destinato al Bangladesh, che allora si chiamava Pakistan Orientale: urgeva un padre che conoscesse bene l'inglese. Per sei mesi studiai la lingua e per due anni curai il ministero fra gli "Angloindiani" nella grande città di Khulna. Ma la mia aspirazione era la "missione" come l'avevo sognata da ragazzo; per questo ottenni di andare nella estrema periferia Nord ai confini con l1ndia. Qui il mio inglese e il passaporto americano mi combinarono un brutto guaio.

Nel settembre '65 scoppiò la guerra tra Pakistan e India, ed io fui accusato di essere spia americana in favore dell’India. Dopo aver assistito per un mese alle torture subite dai miei accusatori nel tribunale militare perché non si trovavano d'accordo nelle accuse, mi passarono al tribunale civile. Dopo sette mesi di domicilio coatto in attesa

della sentenza, per intercessione dell'ambasciatore americano, fui espulso senza processo. Dovetti tornare in America dopo soli 7 anni.

In Amazzonia

Passai altri 4 anni negli USA. Fu un periodo di grande attività per la sistemazione dei Saverini, nell'acquisto di Case per la formazione, ma anche di grande tormento psicologico per i continui sogni della missione. Finalmente nel 1970 il Superiore Generale in visita mi disse: "Ti offro una missione che ti piacerà". Partii immediatamente per l'Amazzonia. Dopo 6 mesi di studio di portoghese, mi fu assegnata la parrocchia di Mojù, sparsa su 1.200 Km2, in piena foresta, con 36.000 abitanti.

Non c'erano strade, ma fiumi che percorrevo con una barca a motore per visitare una sessantina di villaggi. Dovetti ricostruire la chiesa, la casa parrocchiale e l'asilo con la casa per le suore. Gli abitanti, i caboclos, sono una fusione di tre etnie: portoghesi, indiani e africani. Tutti con tanta disponibilità al mio zelo di giovane missionario: mi sentivo finalmente realizzato.

La Madonna della Mercede

Nel 1976, dopo un anno di aggiornamento a Roma, al ritorno in Amazzonia, fui assegnato alla Domus Religiosa di Belém incorporata al santuario della Madonna della Mercede, di cui ero rettore. Il santuario, in pieno centro commerciale, era frequentato da due categorie di persone: quelle che entravano per la Messa, l'adorazione perpetua e le confessioni che mi tenevano impegnato sei ore al giorno; e quelle che non entravano: erano i mendicanti che si fermavano alla porta per chiedere l'elemosina ai passanti.

Abrigo Joao de Deus

Dopo alcuni anni di questa attività furono proprio quei "barboni" fuori la porta che fecero irruzione nel mio cuore. Il vederli cercare cibo tra i rifiuti, dormire dentro scatoloni, esclusi da tutti, mi costrinsero a fare qualcosa per loro. Avendo udito una predica in loro favore, un signore mi regalò la sua casa, che subito fu occupata da 32 mendicanti ammalati.

Per assisterli, all'inizio fui aiutato da alcune volontarie, ma per un'assistenza garantita avevo bisogno di un aiuto stabile. Mi rivolsi a tutti gli Istituti di suore, ma tutte avevano già i loro impegni.

Le suore di s. Giovanni di Dio

Tra le tante persone conosciute in confessionale ce ne erano alcune a cui feci la proposta di consacrazione. La Provvidenza mi mandò una seconda Madre Teresa, suora insegnante che, con i dovuti permessi, lasciò la sua congregazione e divenne fondatrice di una nuova congregazione. Dopo 18 anni le suore sono 20 e 10 le postulanti. Gestiscono l'ospedale, costruito per 50 degenti mendicanti, e assistono 150 mendicanti "esterni", con un piatto caldo.

Alla periferia della città si sono costruite 13 casette, che ospitano 4 persone ciascuna, per chi è disposto a riabilitarsi dall'alcolismo. Vorremmo e dovremmo fare molto di più, specie per i meninos de rua, ma dobbiamo limitarci per mancanza di strutture per poterli seguire.

Grazie, caro p. Ciccio. Tornerai presto, ben ristabilito, nella tua Amazzonia, per continuare la tua opera civile e cristiana. Ti assicuro che, tra quanti ti hanno conosciuto in questa pagina, molti diventeranno tuoi amici.



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