Padre Crippa dalla Thailandia
So che sono stato pigro. Non vi ho ancora scritto niente di questa esperienza thailandese. So che molti hanno tante domande e vogliono sapere. Perdonatemi. Sono appena arrivato e il mio tempo è impiegato dallo studio della lingua e dal viaggio per andare e tornare da scuola che per ora non è indifferente.
A malapena capisco il contesto in cui siamo: un quartiere di Samut Sakhon, costruito per i migranti birmani che lavorano nelle fabbriche. E poi anche qui siamo provvisori: p. Alex Brai due o tre volte a settimana va a Clonthoy, l'area del più grande slum di Bangkok per prendere contatto con quella realtà in cui andremo ad abitare prossimamente...
Tutto è in trasformazione e io davvero mi affaccio come un bambino che rimane affascinato, che guarda, che prova ad ascoltare e che si pone delle domande.
La lingua ovviamente è molto difficile. I toni sono cinque e complicano le cose. Per ora la scuola ci propone un metodo molto interessante: prima l'apprendimento delle parole e delle espressioni più usate, in modo da rendere la nostra presenza "attiva". Solo dopo diversi mesi si passa a capire la scrittura.
Più avanti, proverò anche a descrivervi meglio quello che si prova a fare qui come chiesa.
p. Alessio Crippa, sx - Bangkok, Thailandia.








