Padre Caria - Amarezza e speranza della missione
Mezzo secolo di Sierra Leone
Padre Luigi Caria, saveriano di Guasila (CA), dopo breve permanenza in famiglia, all’età di 72 anni ritorna con entusiasmo in Sierra Leone dove ha lavorato per ben 42 anni. Vi ritorna per continuare la sua missione di bontà e di speranza. Ci racconta un po’ della sua storia.
All’età di 14 anni, padre Virgilio Mirto, sacerdote guasilese, mi porta con sé a Tortolì insieme ad altri tre ragazzi del paese. Proprio nel 1946, aveva infatti fondato l’Istituto Missionario Sardo. Dopo meno di un anno, il 15 luglio 1947, padre Mirto muore tragicamente in mare, avendo salvato alcuni dei suoi ragazzi che stavano per annegare.
In seguito a questo drammatico episodio, gli allievi di padre Mirto, tra cui anch’io, veniamo accolti dal missionario saveriano padre Picci che aveva preso in eredità il seminario sardo.
Nel 1948 vado ad Ancona e in altre città del continente per continuare gli studi nelle case saveriane e, infine, a Parma dove sono stato ordinato sacerdote il 25 ottobre 1959. Nel frattempo, la presenza dei saveriani in Sardegna si consolida ulteriormente stabilendosi in modo definitivo da Tortolì a Macomer.
La missione in vespa
Conclusi gli studi teologici, sono andato in Scozia per studiare l’inglese. Nel 1961, il sogno di partire per la missione diventa realtà. Dopo un viaggio in nave durato ventuno giorni, sono sbarcato a Freetown, capitale della Sierra Leone. Qui iniziai il mio apostolato.
Come primo incarico ho trascorso due anni in una missione per preparare al battesimo i catecumeni di tutte le fasce d’età. Mi sono mosso poco, anche perché i collegamenti erano precari e i mezzi di trasporto erano scarsi. Dopo due anni ho avuto l’occasione di acquistare una vespa e così potevo spostarmi nei vari villaggi e svolgere il ruolo di educatore scolastico.
In Sierra Leone i saveriani hanno istituito molte scuole private, i cui insegnanti ricevono il salario dallo Stato. Così ho continuato per tanti anni, con impegno e nella tranquillità.
La salvezza in una buca
Nel 1992 nel Paese si scatena la guerra civile. I ribelli attaccano e distruggono tutto quello che trovano al loro passaggio. Invadono subito la “zona dei diamanti”, nel distretto di Konu; poi si diffondono in tutto il territorio, attaccando anche le missioni saveriane e mettendo a ferro e fuoco ciò che trovano sul loro cammino.
Chi riesce a scappare ha qualche speranza di salvarsi; chi cade nelle mani dei ribelli, viene ucciso in modo barbaro, anche con “armi bianche” e mutilazioni indescrivibili. I villaggi vengono incendiati e distrutti.
Durante un attacco dei ribelli, sono riuscito a salvarmi restando per tre giorni e tre notti nascosto in una buca sottoterra che avevo scavato, coperto da frasche. Sono uscito solo dopo che i ribelli avevano lasciato il villaggio completamente distrutto.
L’opera di ricostruzione
Quanta amarezza nel vedere tutta la missione, edificata con enormi sacrifici in tanti anni, distrutta in pochi secondi dalla furia devastatrice dei ribelli! Ma non mi sono arreso. La guerra civile ora è cessata, in seguito a un accordo fra le parti firmato a Lomé nel 2000. La situazione è ancora quella di un Paese che sta vivendo tutte le conseguenze di quasi dieci anni di guerriglia.
Tutti noi missionari siamo impegnati a ricostruire il tessuto sociale di quelle popolazioni, a ridare speranza e fiducia, a riparare le case, le scuole, le chiese. Stiamo cercando di riunire le famiglie smembrate dalla guerra civile. Purtroppo, sono molti i bambini orfani che non riescono più a riunirsi con i propri genitori.
La comunità saveriana di Cagliari, insieme a tutti i parrocchiani di Guasila e agli amici della Sardegna, salutano padre Luigi, augurandogli ogni bene e assicurando il continuo ricordo.








