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Padre Angelo Calvi, missionario pioniere

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Padre Angelo Calvi, salito al cielo l'11 maggio all'età di 92 anni, è stato uno dei pionieri delle isole Mentawai, in Indonesia. Lui e il fratello Piero erano nati a Corte de' Frati: Piero nel 1917 e Angelo nel 1919. 

Nel 1930 i saveriani avevano aperto la casa di Grumone per il ginnasio superiore. Per gli abitanti di Corte de' Frati fu l'occasione di vedere nel loro paese qualche missionario. Non poté sfuggire all'attenzione la figura dignitosa e amabile del rettore, p. Callisto Vanzin, così come non sfuggì al giovane Piero Calvi, che a quattordici anni faceva l'apprendista presso lo zio calzolaio provetto.

Lo sbarco a Shiberut nel 1954

I missionari andavano in Cina a convertire i cinesi e quest'idea aveva affascinato il giovane Piero. Certamente ne parlò al suo parroco e questi al rettore della scuola di Grumone. Così, nel 1933 Piero partì per la casa apostolica di Vicenza per diventare missionario, seguito due anni dopo dal fratello minore Angelo. I due fratelli celebrarono la prima Messa insieme il 1° marzo 1947. Poi, però, per sei anni rimasero divisi, fino al 1954 quando partirono per l'Indonesia, insieme a fratel Genesio Tosi.

I saveriani erano arrivati in Indonesia nel 1951, cacciati dalla Cina. Erano in otto! Nel 1954 decisero di inviare alcuni missionari nelle isole Mentawai, a 130 chilometri da Sumatra, dove una popolazione ancora primitiva poteva aprirsi al vangelo. I pionieri furono p. Aurelio Canizzaro e i due fratelli Calvi. Padre Angelo scrisse:««À "Quando arrivammo, Siberut era uno stagno tra il mare e la collina. La nostra sede provvisoria era il magazzino di un mercante cinese dove regnavano i topi; c'era anche una capra e tanta puzza da morirne".

I primi dieci battesimi

Il giorno dopo, sotto una tettoia improvvisata, i missionari stabilirono una cappella. Il pavimento era coperto da mezzo metro di sterco solidificato; la zona circostante era un acquitrino naturale, focolaio di malaria. Negli spazi asciutti, qualche palma di cocco. Oltre l'acquitrino, il mare e la foresta. Gli unici cristiani erano loro tre missionari. Ma a Natale, sotto l'improvvisata tettoia, i mentawaiani accorsero da ogni parte, in perizoma, con i fiori sui capelli e i tatuaggi in viso, sul petto e lungo le braccia. Tutti seguirono con curiosità le cerimonie della notte.

"Avevamo detto che quella era la notte in cui era nato un personaggio santo che si chiama Gesù. Dopo la Messa, parecchi ci dissero che volevano conoscere meglio Gesù e così organizzammo degli incontri. Si parlò del battesimo e qualche mamma lo chiese per il suo bambino: in quella notte battezzammo dieci bambini".

Il ritorno in Italia

Nel 1957, p. Angelo è a Padang, nella capitale di Sumatra e centro della missione dei saveriani. L'eccessivo lavoro e la malaria l'avevano costretto a rifugiarsi nella casa del vescovo. Quando p. Angelo riprese le forze fu mandato di nuovo nelle Mentawai, ma più a sud, a Shikakap, dove si voleva stabilire un nuovo centro missionario.

Vi rimase sei anni e vide fiorire il cristianesimo. I missionari cattolici avevano fatto un'ottima impressione sulla popolazione, ma sulle conversioni ebbero anche influenza le direttive del governo che riconosceva solo tre grandi religioni: islam, cattolicesimo e protestantesimo. Dopo sei anni venne mandato nella missione di Pekambaru a Sumatra, dove c'erano numerosi cristiani e scuole molto frequentate.

Nel 1965, p. Angelo venne richiamato in Italia. A Parma è stato economo della casa, un lavoro umile che egli portava avanti quasi senza dare nell'occhio. Di quel tempo si ricorda che era l'autista del rettore, p. Rosolino Rossi. Lo portava dovunque, con grande disponibilità. Fu in uno di questi viaggi che p. Rossi morì.

Padre Angelo allora venne mandato a Genova-Pegli come rettore della casa, sede di saveriani anziani o con poca salute.

Bontà d'animo e disponibilità

Nel 1983 p. Angelo scrive al superiore generale in risposta agli auguri ricevuti per il nuovo incarico e al ringraziamento per la disponibilità dimostrata. "Sono io che devo ringraziare per la fiducia che mi avete dimostrato. Ho sempre amato tanto la congregazione e ben volentieri cerco di lavorare e di eseguire del mio meglio i compiti affidatimi; ma se credete bene che io mi metta in disparte per lasciare il posto ad altri confratelli, ditemelo con tutta libertà. Credo fermamente che la congregazione si può servire sempre, con eguale entusiasmo, in qualsiasi incombenza".

In seguito, p. Angelo fu trasferito a Tavernerio, prima rettore e poi economo, passando con semplicità da un compito all'altro. Verso la fine dell'anno scorso, p. Angelo aveva cominciato a soffrire di vari disturbi. Si è creduto opportuno portarlo alla casa madre di Parma per un'assistenza continua. Qui ha passato i suoi ultimi mesi di vita, soffrendo in silenzio e in piena serenità. Un gruppo dei suoi compaesani è venuto a fargli visita, segno che si era fatto voler bene da tutti.

Padre Angelo si è distinto per bontà d'animo, per un tratto gentile che attirava le simpatie, per un amore intenso verso la sua famiglia missionaria e per uno zelo che lo rendeva sempre pronto a ogni impegno e a ogni fatica. Era modesto e umile; è vissuto accanto ai confratelli con amabilità e senza pretendere, anzi fuggendo ogni dimostrazione che lo mettesse in mostra.

Ora nel cielo ha la sua ricompensa di servo buono e fedele che ha vissuto bene la sua giornata. Riposi nella pace.



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