P. Zurlo racconta la sua missione in Amazzonia
Incontri e missione in Amazzonia
Sulle rive del Rio delle Amazzoni, contemplo sulla mia piccola scrivania il ritratto sorridente del padre Uccelli con accanto il suo san Giuseppe. A volte mi domando: "Che cosa avrebbe fatto padre Uccelli se fosse venuto in missione in Amazzonia?". Non avrebbe certo trovato il popolo cinese, a cui ha dedicato gli anni giovanili della sua vita, né la buona gente di Vicenza, che ha tanto amato in vita e che continua ad amare nella Casa del Padre.
Avrebbe forse trovato un terreno fertile, su cui seminare a piene mani la Parola di Dio e raccogliere abbondanti frutti di vita cristiana. Per noi saveriani padre Uccelli ha sempre qualcosa da dirci. Con la sua persona, le sue azioni, le sue scelte, il suo simpatico sorriso.
Ricordo quel lontano 2 ottobre del 1944, alla vigilia del primo bombardamento in Vicenza, quando arrivai all'Istituto, accompagnato sulla bicicletta del papà, il vecchio alpino Bepi Zurlo. Mi accolse il sorriso di padre Uccelli, che, alla partenza del papà, mi asciugò le prime lacrime offrendomi un grappolo d'uva dell'orto delle Missioni Estere.
Come ci aveva indicato la grande anima della signorina Rina Parolin di Cittadella, ho trovato in padre Uccelli il nuovo papà buono. Ci amava e voleva che nessuno dei suoi allievi missionari si perdesse lungo il cammino.
Penso che padre Uccelli avrebbe realizzato anche in Amazzonia le due grandi virtù, che gli sono state caratteristiche: lo zelo missionario e l'amore all' apostolato. Aveva attuato queste due virtù anche in Vicenza, attraverso la visita ai malati e alla gente umile, per consolare, benedire e guarire.
Sono le cose che cerchiamo di realizzare anche noi in Amazzonia: evangelizzare senza stancarci e portare la Parola di Dio, soprattutto ai più abbandonati e sofferenti.
Pensando a padre Uccelli e alla sua devozione a san Giuseppe, abbiamo potuto offrire alla giovane diocesi di Abaetetuba due belle chiese dedicate a san Giuseppe. Le abbiamo costruite con la collaborazione degli amici e benefattori vicentini. Una alla periferia di Abaetetuba, sulle rive del fiume Tocantins, ed una in Vila dos Cabanos, dove mi trovo attualmente.
"San Giuseppe, pensateci voi!". In realtà, san Giuseppe con padre Uccelli hanno provveduto a tutto. La diocesi di Abaetetuba, affidata ai padri saveriani, è cresciuta. Compirà quaranta anni di vita, il 14 luglio prossimo. Per l'occasione, sarà celebrata la settima "Assemblea del Popolo di Dio". Sarà un'assemblea gigante, preparata da più di un anno, e vedrà la partecipazione di più di 500 rappresentanti delle comunità cristiane.
Il suo compito è scegliere, insieme al vescovo, le linee guida per organizzare l'evangelizzazione del popolo di Dio nei prossimi 5 anni. Il nuovo millennio sarà, per la gente di Abaetetuba, una grande opportunità per lanciare le reti nelle acque profonde e collaborare per un mondo giusto e fraterno, senza esclusioni, violenza, terrorismo e guerra.
Dope 40 anni di missione in Abaetetuba, noi savenani siamo pronti a consegnare agli otto sacerdoti diocesani le parrocchie migliori e più organizzate. Abbiamo già offerto loro la cattedrale, i due seminari, le parrocchie di Mojù e Barcarena.
Quest'anno offriremo anche la parrocchia di san Giuseppe in Vila dos Cabanos, dove attualmente mi trovo come parroco. Dopo aver seminato per 40 anni, per noi è un onore poter ora offrire le primizie al clero diocesano. L'Amazzonia è immensa e ci sono ancora grandi zone che invocano la nostra presenza missionaria. La sola diocesi dello Xingu, ad esempio, ha un'estensione più grande di tutta l'Italia, senza pensare ai popoli indigeni Kayapò, con i quali abbiamo storici impegni di amore e di fraternità.
Ora sono in famiglia, per rifarmi la salute, per partecipare ad un corso di studio e per godere un po' le bellezze della nostra Italia. A Dio piacendo, dope 23 anni di Amazzonia, ripartirò con rinnovata giovinezza, per lavorare tra la gente del Rio delle Amazzoni, che aspettano con amore il mio ritorno.
A voi tutti, amiche ed amici dei saveriani, il mio grazie e il mio cordiale saluto.








