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Il campo di formazione "Alla giustizia e all'impegno sociale”

Presso la casa dei Missionari Saveriani di Lama - Taranto, alla fine di luglio si è svolto un Campo di formazione slla giustizia e all'impegno sociale. Ne pubblichiamo il racconto fatto da tre assistenti che vi hanno partecipato.

Il sogno: il seme, l'albero, i rami

Un sogno condiviso e partecipato diventa il seme di un albero che si proietta verso l'alto. Un cammino nuovo, fatto insieme, diventa progetto. Il progetto, figlio di quel sogno condiviso, è il frutto di un albero i cui rami possono essere rappresentati dalle tante persone che ogni giorno consumano passi lungo strade parallele.

Strade a volte disturbate da pietre e macchiate di sangue; passi incerti di paura; passi silenziosi o avvolti, nella memoria, dal rumore dei lunghi scivoloni; passi di gioia, lungo un sogno che pian piano si è fatto strada.

Di questo sogno, nei quattro giorni del campo di formazione, un gruppo di persone ne ha condiviso le rappresentazioni, le esperienze, le sensazioni, i rumori, i silenzi.

Alla finestra la speranza

Si tratta di un percorso promosso ed organizzato da Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie (Taranto), in collaborazione con la parrocchia Regina Pacis ed i Missionari Saveriani di Lama (Taranto). Il percorso, denominato "Alla finestra la speranza. Percorsi possibili per farsi costruttori di legalità e giustizia sociale", ha previsto quattro giornate di incontri seminario. Gli incontri erano finalizzati ad approfondire alcuni temi riguardanti la costruzione di progetti ed esperienze, che mirano a raggiungere un sogno: quello della legalità e della giustizia sociale.

Un percorso con tanti "perché?"

La prima giornata è stata dedicata agli interrogativi, spesso ricorrenti, di chi vive nel bisogno: è possibile, è pensabile essere profeti del proprio domani attraversando con coraggio e senso di prossimità, percorsi talvolta dolorosi, orientati al sogno di giustizia sociale e di pace?

Quest'ultima, la pace, coincide sempre con l'applicazione della legge? E, se non coincide, quali sono e quali dovrebbero essere gli strumenti finalizzati alla costruzione di questo sogno?

Quali sono i soggetti e gli attori impegnati, ognuno a proprio modo e secondo le proprie competenze, in questa avventura cominciata più di 2000 anni fa dal più grande dei sognatori?

Molti e significativi sono stati gli interventi dei compagni di viaggio che, in questi giorni, hanno contribuito all'elaborazione delle risposte possibili a queste domande.

La giornata del perché, ha previsto una rilettura biblica ed una laica delle ragioni di un impegno conseguente all'innamoramento di un sogno.

Nella giornata del cosa fare sono state confrontate le proposte possibili per costruire questo sogno, con particolare attenzione alla realtà locale.

La giornata del come ha previsto l'indicazione degli strumenti e delle risorse per poter passare dal Sogno al Progetto.

L'ultima giornata ha previsto la celebrazione della santa Messa a Lama ed un incontro con don Luigi Ciotti.

Beati gli affamàti di giustizia: saranno saziati

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati: la beatitudine dell'esistenza è data dalla fame e dalla sete di giustizia. A noi cittadini è rivolto l'invito ad essere operatori di giustizia, costruttori di giustizia e di pace, non a partire dalle nostre e altrui povertà, ma a partire dalla libertà nostra e degli altri.

Dobbiamo ricordare che un bisogno può essere un diritto negato, un pezzo di libertà rubato. A noi cittadini è rivolto l'invito a cercare verità, ricordando che la mafia più difficile da combattere è quella che è dentro ciascuno di noi.

A noi uomini è rivolto l'invito a non essere malati di indifferenza e di superficialità. Dobbiamo indignarci, dobbiamo lasciarci raggiungere sempre dallo stupore. Dobbiamo essere esempio per i nostri figli, esempio per i nostri concittadini. Dobbiamo assumerci la responsabilità e il dovere della memoria.

A noi tutti, il dovere di andare sempre avanti su questa strada, con la speranza e la convinzione di dover cercarci, incontrarci e confrontarci per riconoscerci come rami di uno stesso albero.

Blasi Roberta, Emilio, Sabrina assistenti sociali di Bari-Enziteto


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