P. Uccelli verso la beatificazione: Amore fino al martirio
La prima preoccupazione di padre Pietro Uccelli nell’attività missionaria è l’amicizia con Cristo, fino alla più intima identificazione con lui.
Il suo motto rimane “o farmi santo o morire”.
In una lettera dalla Cina egli comunica la sua gioia di stare “fisicamente” con Gesù: “Ho la bella sorte di dormire in sagrestia, presso Gesù sacramentato, e immagini come mi ci posso trovare. Desidero rimanere sempre qui, perché una stanza migliore, né io né altri me la saprebbe trovare, neppure nei palazzi reali. Quante comodità mi offre sempre il Signore perché faccia del bene!”.
L’Eucaristia è presenza del Cristo vivo, ma è anche una celebrazione della vita del missionario. In lui, Cristo si offre ancora con un atto di amore. Il martirio ne è conseguenza logica: “Vorrei proprio che venisse l’ora di morire per il Signore. 'Sangue per sangue; vita per vita' - diceva il martire Perboyre. Così voglio ripetere anch’io nella santa Messa e spesso durante il giorno: 'sangue per sangue; vita per vita'. Morire martire! Oh che bella sorte sarebbe la nostra! Che dire a questo proposito? Solo questo: “Signore, tu sei la mia speranza”.
Per padre Uccelli il martirio non era una prospettiva lontana.
Solo pochi anni prima, c’era stata la rivoluzione dei boxers con migliaia di martiri cinesi. Varie volte egli stesso si era trovato a fronteggiare situazioni disperate, soprattutto nell’ambito della guerra civile e nei frequenti assalti dei briganti, in cerca di mezzi di sopravvivenza. Il rischio della morte violenta era sempre dietro l’angolo.
Cristo crocifisso diventa allora il modello vivo di amore e il missionario sente di doverlo seguire in tutto, condividendone i sentimenti di amore e di perdono: “Gesù crocifisso è la nostra guida, il nostro amico e il nostro premio. Quando le tribolazioni e le croci sono tali e tante da avvilirci, prendiamo in mano il santo Crocifisso, baciamo quelle piaghe adorate, meditiamo quanto è dolce patire con Gesù. Fin da questo momento vi dico che se mai qualcheduno mi manda all’altro mondo -
vi dico che gli perdono di gran cuore al fine di imitare nostro Signore Gesù Cristo che, al momento di spirare, perdonava e pregava per i suoi crocefissori”.
- Consigliamo ai lettori il volumetto di Augusto Luca, “Padre Uccelli, uomo di Dio” (pagine 31)
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