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Padre Piergiorgio Lanaro, saveriano originario di Santorso, il 22 settembre ha perso la vita in un incidente a Tavernelle di Altavilla, mentre era in sella alla sua bicicletta. All'età di 76 anni, aveva ancora la forza di pedalare. "Aveva problemi all'anca - racconta il nipote Alberto - e il medico gli aveva detto: «O si opera oppure va in bici e si mette a dieta». Zio Piergiorgio non ha avuto dubbi e ha scelto di pedalare".

"Era un padre per tutti"

Suo fratello p. Alberto l'ha descritto così: "In famiglia per me era un perfetto sconosciuto; lo vedevo solamente 15 giorni d'estate, vestito con la talare. Quando nel 1963 entrai tra i saveriani, imparai ad apprezzare il suo entusiasmo travolgente in ciò che faceva e credeva. È stato il mio insegnante di filosofia. Pendevamo tutti dalle sue labbra quando ci leggeva i dialoghi di Platone e ricreava l'ambiente greco.

Ci ritrovammo in Burundi, dove era arrivato con due lauree sulle spalle. Insegnava greco nel seminario di Bujumbura. Poi, si buttò a capofitto nella pastorale, soprattutto nella catechesi. Apriva la casa della missione a tutti; era un padre che ascoltava. Riuscì così a conoscere profondamente la cultura kirundi e in questo suo lavoro si sentiva realizzato. Era sensibile verso i poveri, gli abbandonati e i rifugiati. Chi lo sostituirà in Congo?".

"Lavoratore e... camminatore"

Dal seminario di Kasongo dove p. Piergiorgio era ancora atteso, l'abbé Pierre Dunia ha scritto: "Padre Piergiogio era disponibile, coraggioso, caritatevole, forte nella fede e nella speranza. Amava il lavoro e invitava gli altri a lavorare. Sulla strada da Ngene verso il seminario, non esitava a fermarsi per dire agli uomini seduti di darsi da fare, perché il lavoro è l'unico mezzo per sbloccare e risollevare la situazione della popolazione di Kasongo".

Vital Balowa, professore dell'istituto superiore di scienze religiose a Bukavu, ha ricordato: "Era sempre puntuale e affrontava senza paura le intemperie di Bukavu: pioggia e fango non potevano impedirgli di essere presente in classe. Era un gran camminatore: un giorno arrivò all'istituto tutto bagnato e infangato perché era scivolato e si era trovato... per terra".

I suoi studenti e il vescovo

Tre giovani congolesi, ora studenti di teologia a Parma - Tresor, Emmanuel e Damas - hanno dato questa testimonianza: "Quando venivi a Bukavu per insegnare, il rettore ci chiedeva di prepararti la stanza. E noi con grande gioia preparavamo anche l'harmonium, lo strumento con cui animavi le nostre serate. La tua presenza cambiava il clima della nostra comunità. Eri nemico della mediocrità e ci scuotevi quando ci accontentavamo di uno studio superficiale. La tua vitalità cambiava il ritmo della nostra vita. Le tue esperienze nutrivano in noi il gusto per la missione. Ci mancherai tanto. Prega per noi, per il Congo e per l'Africa!".

Il vescovo di Vicenza, mons. Nosiglia, ha rivolto questo pensiero: "Padre Piergiorgio ha dato voce con coraggio ai popoli più poveri e dimenticati dell'Africa, impegnandosi nell'evangelizzazione, nella promozione umana e in delicati processi di pacificazione".

Uno sguardo profetico

Padre Lanaro non faceva pesare il suo sapere. Anzi, condivideva volentieri le sue conoscenze con chi era interessato. La sua cultura gli serviva per puntare più avanti nella sua attività apostolica, quasi con sguardo profetico. Era un grande amico di tutti e spesso animava la comunità, magari prendendo in mano la fisarmonica e cantando con la sua voce tenorile.

Ma era anche battagliero, e non era raro vederlo difendere le sue convinzioni soprattutto in campo pastorale, perché lui era sempre più avanti nel discernere i problemi della missione o la situazione sociale e politica. Non si tirava mai indietro di fronte ai problemi delle persone. Dava tutto se stesso senza pensare ai pericoli, pronto a pagare di persona.

Era innamorato di Dio, tanto da vedere la sua presenza nei poveri e negli oppressi.



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