P. Mattiazzi: Morire a 30 anni
Carissimo Marco, ti scrivo questa lettera da Parma. Tu, certo, mi vedi e mi hai udito quando ho chiesto notizie più precise agli amici Antonio, Gianalfonso, Rinaldo sulla strada e sul percorso Khulna-Satkhira ove è accaduto il terribile incidente nel quale hai perso la vita.
Ma mi chiederai, dall'altissima vetta donde mi stai osservando, perché ho intitolato questo corsivo "Il corteo". Ma anche questo lo sai, perché Gianalfonso mi ha appena detto, per telefono, che a Villanuova del Judrio, la tua gente, che accompagnava la tua salma, rimpatriata ripercorrendo in aereo, nell'assoluto silenzio della tua bara, i 15.000 chilometri che separano il Bangladesh dall'Italia, ha voluto passare per le stesse strade lungo le quali ti accompagnò, esattamente un anno fa, quando andavi a celebrare la tua prima messa.
Fu lo stesso corteo processionale. E il tuo ammirabile papà ha fatto questo straordinario commento: "È stata la stessa festa!". E adesso il tuo papà e la tua mamma (ma anche questo lo sai già!) si preparano ad andare in Bangladesh per vedere la tua gente di laggiù e vedere il luogo della tua morte.
Avevi 30 anni e quando ho visto la tua foto ingrandita, la sera del rosario in Casa Madre, mi sei "comparso" davanti, in persona, col tuo sorriso buono, i tuoi capelli biondicci, la tua statura grande di atleta buono. È chiaro che anch'io – come tutta la gente che affollava la cappella - mi chiedevo: "Ma come è possibile?".
Sì, Marco, perché è estremamente difficile accettare che un ragazzone come te, con quel tuo sorriso, dopo aver percorso un lungo tirocinio di studi e formazione, tu abbia chiuso la tua corsa tra Khulna e Satkhira, sotto la pioggia battente, mentre percorrevi in motocicletta la strada viscida e quando sei scivolato a terra, il veicolo che veniva in senso contrario, pur facendo stridere i freni, non abbia potuto evitare il tremendo impatto.
Stavi rientrando a Baradal ove ti attendeva Lorenzo. Eri quasi arrivato. Anzi: eri proprio arrivato ove la misteriosa Presenza ti aspettava. In data 10 gennaio 1998, rientravi in Bangladesh che era diventata la terra del tuo cuore. Avevi scritto nella tua lettera del 26 aprile 1997, nella tua domanda di ritorno in missione, che desideravi andare "come servo del Signore per il servizio dei fratelli".
E di fatto, quando sei giunto sulla vetta vertiginosa, davanti alla misteriosa Presenza, ti sei senz'altro sentito dire: "Entra pure, servo buono e fedele!".








