Skip to main content

P. Lorenzato: Storia del piccolo Braima

Condividi su

La mascotte della scuola e della missione

Il 1 ° gennaio è la Giornata della pace; il 6 gennaio si celebra la Giornata dell'infanzia missionaria. La storia di un bambino della Sierra Leone ci fa capire l'importanza di queste Giornate.

Braima, in lingua locale della Sierra Leone, significa Abramo. Quella di Braima è una storia vera. È figlio di Fatu, una ragazza-madre, alunna di terza media che, essendo incinta, era stata radiata dalla scuola e rifiutata dalla famiglia. Fatu si rifugia presso una vedova cattolica, la signora Mancapar (Margherita), madre di cinque figli, nel villaggio di Maconì, a nord della Sierra Leone.

"Se c'è da mangiare per cinque figli - pensa la vedova - ci sarà qualcosa anche per la boccuccia di Braima". Dopo qualche tempo Fatu se ne va e Mancapar adotta il bambino come un figlio.

In fuga con la pentola di riso

Nel 1994 i ribelli scorazzavano per tutto il Paese, distruggevano villaggi, uccidevano, sequestravano bambini e ragazzi, anche femmine, per arruolarli tra le fila dei ribelli e addestrarli alla guerriglia. La maggior parte dei ribelli erano mercenari senza scrupoli, provenienti dal Burkina Faso, dalla Liberia e altre nazioni.

Un pomeriggio di novembre, i ribelli saccheggiano il villaggio di Maconì distruggendo e uccidendo la povera gente. Braùna aveva appena due anni. La vedova Mancapar e la famiglia era raccolta attorno alla pentola del riso. Madre e figli fanno appena in tempo a raccogliere qualche vestito, mettere la pentola del riso sulla testa del figlio maggiore, prendere in braccio Braima e darsi tutti alla fuga nella foresta.

Calata la notte riescono a raggiungere la strada di Makalì dove incontrano altri gruppi di fuggiaschi con cui continuano il cammino. A notte fonda Mancapar e i figli, spossati dal viaggio, si fermano in una capanna abbandonata a riposare un po'. Consumano il frugale pasto e si dissetano al ruscello. Dopo una breve sosta, riprendono il cammino. Si fermano soltanto all'alba presso il fiume Pampana.

L'amico di tutti

Il giorno dopo, padre Luigi Caria, di Guasila, va a prendere Mancapar e la sua brigata di fuggiaschi e porta  tutti i suoi ex parrocchiani a Waterloo, sua nuova missione. Il piccolo Braima si rimette presto dalle fatiche del viaggio. Nella missione, dove sono ospitati 22 profughi per più di due anni, Braima sgattaiola per tutta la casa e per le aule della scuola vicina. Si fa tutti amici, maestri e alunni.

Diventa anche mio amico, grazie ai biscotti e alle caramelle arrivate dall'Italia. Nella scuola elementare con 400 alunni, dovevo aggiustare banchi e sedie, riparare porte e finestre e Braima mi era sempre accanto. Osservava con attenzione tutto, è molto intelligente. Se dimenticavo martello, chiodi o altro, bastava che

dicessi: "Braima, hai visto il martello, me lo porti?". E lui subito; era orgoglioso di potermi aiutare ad aprirgli la porta, lui entrava e correva nudo sotto la doccia. Apriva e si gustava l'acqua fresca che gli scorreva sulle spalle. Io andavo in cucina a prepararmi un buon caffè e poi in ufficio a lavorare.

Qualche volta dimenticavo che Braima era sotto la doccia. "Braima che fai?". Lo trovavo tremante dal freddo e l'avvolgevo in un ampio asciugamano. Andavamo in cucina e lo ristoravo con una buona tazza di cioccolata calda. " re. A quattro anni, era la mascotte delta scuola e della missione.

Doccia e cioccolata

Ogni mattina si alzava presto, bussava alla porta e chiamava: "Pà José ... Pà José!". "Braima che vuoi?" gli rispondevo. Poi scendevo ad aprirgli la porta, lui entrava e correva nudo sotto la doccia. Apriva e si gustava l'acqua fresca che gli scorreva sulle spalle. Io andavo in cucina a prepararmi un buon caffè e poi in ufficio a lavorare. Qualche volta dimenticavo che Braima era sotto la doccia. "Braima che fai?".

Lo trovavo tremante dal freddo e l'avvolgevo in un ampio asciugamano. Andavamo in cucina e lo ristoravo con una buona tazza di cioccolata calda.

Nel 1997, la cittadina di Waterloo subisce vari attacchi. La famiglia di Braima ritorna al proprio villaggio. Dopo un'improvvisa ed inaspettata aggressione dei ribelli, Braima è rapito con altri ragazzi e portato nella foresta dove rimane per due anni. È stato testimone delle violenze e delle crudeltà della guerriglia.

Fortunatamente, un capitano dei ribelli lo adotta come un figlio e si prende cura di lui. In seguito al Trattato di pace di Lomè, siglato dalle Nazioni Unite, Braima è stato rilasciato e restituito alla famiglia. Oggi ha 12 anni.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 13258.89 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Marzo 2013
Sono invitata a partecipare con un messaggio alla "marcia per la vita" che si fa in varie diocesi della chiesa italiana. Ovviamente non posso mancare…
Edizione di Gennaio 2025
Carissimi, vi scrivo qualche riga da Luvungi. Sono qui da circa un anno e continuo la mia attività rivolta agli ammalati e alle persone con disabilit…
Edizione di Ottobre 2024
Sarebbe bello chiedere a tutti i missionari: “Cosa vedete, cosa accogliete, cosa desiderate quando arrivate in una terra che non è la vostra?”. Per c…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito