P. Codutti tra Congo e Friuli
Gianpaolo Codutti è rientrato dal Congo RD, dopo ben quarant’anni di lavoro missionario. Si gode un po’ di riposo tra le ridenti colline a Brazzacco. L’esperienza missionaria l’ha temprato nel fisico e nello spirito.
Ha iniziato a Kidote, poi un lungo periodo a Shabunda (oltre tredici anni) dove è legato ancora da tanti ricordi vissuti nel periodo della guerra. È seguito un periodo di pausa in Italia, per poi ripartire di nuovo per il Congo, a Kitutu. Da poco più di due mesi si trova in Friuli. Tra le cose che non dimentica ci sono la cordialità dei congolesi e l’affetto che si esprime con gesti concreti. Le persone hanno una grande sensibilità, sono attente a chi sta peggio di loro, pur avendo poco.
Il periodo di guerra vissuto a Shabunda (1996-2004) è stato difficile. Ma, in mezzo a tante privazioni e paure, non sono mancati gesti di testimonianza evangelica. Ama ricordare, tra i tanti, quello di un uomo che ha dato la vita per salvare gli altri. Abitava vicino alla parrocchia. Spesso le mamme dovevano andare a prendere la manioca al di là del fiume, dove si trovavano i “Mai–Mai”. Era sempre un rischio. Un giorno le ha accompagnate, avvisandole che se qualcosa non fosse andato per il verso giusto, avrebbe urlato per obbligarle alla fuga. Così è successo. Le donne sono scappate, mentre lui è stato ucciso.
Il lavoro pastorale è stato ricco di frutti, anche se richiedeva sempre tanto impegno. L’occupazione maggiore era riservata al catecumenato (due anni per i bambini fino alla comunione e poi altri due per la cresima; due anni di formazione per gli adulti). Poi ci sono le visite alle comunità, alcune delle quali sono molto grandi e bisogna raggiungerle con metodicità. Senza dimenticare le piccole comunità di base che meritano attenzione. Il periodo più tranquillo è quello estivo, ma poi il lavoro riprende. Auguriamo a p. Gianpaolo un meritato riposo, prima di ripartire o, chissà, di mettersi a disposizione qui in Friuli.







