Oro, oro, oro!
Quanto vale la medaglia olimpica? L’ho sognata per quattro lunghi anni, tutti i giorni, più volte al giorno, a occhi aperti. Ogni volta un’esultanza diversa, un inchino prima di tagliare il traguardo, baci lanciati alla folla, un pianto sfrenato dopo l’arrivo, un abbraccio con il secondo e il terzo arrivato, un segno di croce proprio mentre varco la soglia dell’agognato traguardo e un bacio lanciato verso te lassù nel cielo azzurro. Lo sento il peso fisico di questa medaglia al collo, ma soprattutto il calore. Mi scalda il cuore e l'anima.
Non è solo il compimento di un percorso iniziato molto prima. Non è solo la soddisfazione per aver dato tutto e ottenuto quello per cui ci si è prodigati a lungo. Non è solo il vanto di essere il primo, il più veloce, il più forte, quello che ha battuto tutti gli altri e li ha lasciati alle spalle. Non è nemmeno l’emozione impagabile di sentirsi acclamato e applaudito. Il vero valore sta nel riuscire a far sognare altri di poter conquistare quell'oro, un giorno, anche per quelli che non lo potranno mai raggiungere per età, condizioni fisiche, condizioni sociali che non permettono di praticare sport, anche per quelli che non hanno più voglia di sognare nulla.
L’oro olimpico è più un sogno che una realtà anche per chi lo vince. Non si limita ai quei pochi grammi, a quella circonferenza, a quelle due facce incise. Si dilata, come si dilata il cuore quando sente l'amore che entra e che vuole uscire.
Non ha tempo anche se è conquistato in un attimo che ha però il sapore dell’eternità e tanto assaporato da non saziare mai fino in fondo, perché la fine dell'eternità non si può mai raggiungere. L'oro olimpico alla fine però non ripaga mai fino in fondo, perché è giusto che lasci aperta la porta a un nuovo sogno, che sia un nuovo oro olimpico, una vita serena, la pace per tutti...
Non ho mai vinto un oro olimpico e neppure ho avuto mai velleità di poter anche solo mettermi in gioco per partecipare ad un Olimpiade. Ma un oro olimpico me lo immagino come l'ho descritto. Un simbolo che rimanda a qualcosa di molto più duraturo ed appagante e che non si può gustare da soli.







