Opinioni, verifiche e confronti
A Tavernerio dal 1° al 4 novembre, si sono trovati insieme, riuniti in un’unica assemblea, gli animatori saveriani “Ad Gentes” e dell’animazione missionaria e vocazionale. Lo hanno fatto per programmare e ripensare la loro presenza in Italia. Erano presenti, dalle varie case d’Italia, anche le Missionarie di Maria e il laicato saveriano.
Hanno offerto contributi interessanti diversi relatori: Roberto D’Alessio (figura autorevole del mondo cooperativo della Brianza), Maurilio Assenza (Direttore della Caritas diocesana di Noto, e responsabile della Casa don Puglisi di Modica), e fr. Alberto Parise (comboniano, pastorale giovanile missionaria). Gli ultimi due giorni, gli animatori, insieme ai laici e alle saveriane, hanno riflettuto su come migliorare il loro servizio, facendo una verifica dei vari campi estivi realizzati in tutta Italia, in Albania e in Congo RD.
Il comboniano Alberto Parise ci ha detto che oggi non abbiamo (e non avremo) più i grossi numeri di una volta, a proposito di giovani. Si fa molta fatica a coinvolgerli. Sono spesso distanti dalla chiesa, hanno poca fiducia. Desiderano vivere la fede non più nelle forme del passato, ma in modi nuovi. I giovani di oggi danno molta importanza alle emozioni e rischiano di cadere in una fede intimistica e poco comunitaria. Sentono di non “appartenere” più alla chiesa come istituzione, con le sue leggi, esigenze e forme. Nonostante questo, ancora ricercano un senso per vivere, dedicandosi al volontariato, che dona loro una certa soddisfazione personale.
Gli animatori vorrebbero incontrare i giovani, ma non sanno come “entrare” nel loro mondo e sensibilità, con creatività e immaginazione. Forse, saranno gli stessi giovani a offrire le “chiavi di ingresso”. L’importante è, insieme a loro, creare momenti di incontro, dialogo e conoscenza. Una prima iniziativa è la cosidetta “arte migrante” che, da Bologna, si sta espandendo rapidamente in tutta Italia. In queste serate (settimanali) ci si raduna in cerchio e partono dinamiche di presentazione. Poi, si cena insieme, offrendo un piatto tipico della propria terra. In questo clima di convivialità ci sono canti, musica, poesie. Queste serate sono veri e propri spettacoli multiculturali, informali, nella semplicità. Esse creano inclusione, attraverso la libera espressione creativa e rispondono al bisogno di avere relazioni.
Una seconda iniziativa è quella chiamata Malankeba (incontrarsi per condividere). Una sera al mese si affronta un tema di attualità, che suscita l’interesse di tutti. Una terza iniziativa sono i viaggi missionari estivi. Oggi, la missione non è più un punto di arrivo, ma di partenza, di un cammino che verrà dopo. Attraverso i viaggi, i giovani vedono il mondo e se stessi in modo nuovo. Vivono la missione personalmente e scoprono anche un modo diverso di vivere la fede, più comunitario. Apprezzano la diversità ed entrano in contatto con l’interiorità.







