Con e in mezzo alla gente
Le riflessioni e gli orientamenti del Concilio Vaticano II hanno contribuito a modificare in profondità il modo dì pensare e di vivere la missione. Anzitutto riconoscendo la pari dignità di ogni cultura, come terreno fertile per l'inculturazione della fede cristiana, e di conseguenza la necessità del dialogo con le religioni. Non si tratta più di andare verso gli altri solo per convertire o insegnare, ma anche per ascoltare, accogliere, ricevere, in una logica di "scambio di doni".
Ormai, nei cosiddetti "paesi di missione" le chiese locali sono cresciute e sono portatrici di una fede giovane e fresca. Inoltre, la mobilità delle persone e il forte fenomeno migratorio portano ormai tra di noi i popoli "altri", con le loro culture, valori, ricchezze e povertà. L'Italia stessa, d'altra parte, non si può quasi più definire un paese cristiano. Davvero, la missione diventa sempre più una “missione globale”.
E papa Francesco, nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, dice che la missione è forza trainante in ogni pastorale. A Firenze, nel 2015, invitava la chiesa italiana a sognare con lui: "Sogno una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno". E suggeriva cinque verbi: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Gli istituti missionari con la loro esperienza possono aiutare a realizzare questo sogno.
Forse, oggi qualcuno si domanderà: "I saveriani a Vicenza e altrove tirano i remi in barca? Quale compito potranno avere nel futuro? Sperano in un sussulto di nuova vitalità?”. Noi oggi restiamo con il "dono" della missione e, umilmente, ogni giorno, lo approfondiamo e lo riscopriamo. Ma la vita tutta e di tutti è una missione! Ancor più per noi, che ci siamo consacrati ad essa, siamo oltremodo chiamati a viverla e a costruirla in sinergia con altri Istituti, con le chiese locali e con tanti laici di buona volontà. In fondo, anche noi siamo migranti, in costante cammino, perché la missione ci precede e ci sorprende, ci muove e ci cambia sempre.
I 100 anni di presenza qui in diocesi di Vicenza ci spronano a rinnovare il nostro impegno per il dialogo, la giustizia, la cura della terra e l'accoglienza. Che il Signore ci aiuti quindi ad annunciare il vangelo con i fatti. Ovviamente, della famiglia saveriana di Vicenza è bello ricordare p. Pietro Uccelli, come esempio di santità, e i martiri vicentini fr. Vittorio Faccin, p. Giovanni Didoné, p. Giovanni Botton, p. Valeriano Cobbe, p. Ottorino Maule e la saveriana Olga Raschietti. Sono stati tutti testimoni credibili, che hanno donato la vita per il vangelo e per la missione.
In cento anni, sono 149 i saveriani vicentini, di cui 13 fratelli e un vescovo, oltre a cinquanta delle diocesi limitrofe (Padova, Treviso, Verona)… Gli ex allievi sono più di un migliaio.







