Ogni settimana, al porto di Taranto…
In Italia, il “flusso migratorio” non si è mai fermato. È “la grande sfida” che interpella anche noi missionari.
Migliaia di migranti vengono traghettati come merce (da organizzazioni criminali con le “carrette del mare”) verso numerosi Centri di Accoglienza del nostro paese. Il loro “migrare”, però, non finisce lì.
Ogni settimana vado al porto di Taranto per incontrare centinaia di migranti. Ad accoglierli soldati, poliziotti e impiegati della Marina che - con non poche difficoltà linguistiche - cercano di “schedarli” il più in fretta possibile per poi trasferirli.
Solo qui in Puglia ci sono trenta Centri d’accoglienza. Spesso si tratta di strutture private, messe a disposizione da “gestori sospetti”. Ma i proprietari devono pur vivere. Il problema vero comincia con gli abusi sessuali “consumati” nei cosiddetti “centri-prigione” in Libia. E, una volta sbarcati in vari porti del sud Italia, sono avvicinati da “trafficanti del sesso e della droga” nei dintorni dei luoghi di accoglienza per offrire loro prospettive vantaggiose nel “mercato” dell’accattonaggio, della droga e della prostituzione.
Sono situazioni concrete, descritte da alcuni migranti che frequentano i nostri incontri di preghiera. Essi sono un fattore di cambiamento e crescita della nostra società, anche se dobbiamo ammettere che si tratta di una “fascia giovanile”, proveniente da paesi ancora in via di sviluppo.
Questo fattore, comunque, non dovrebbe preoccupare molto gli italiani, perché i migranti non vengono per togliere il lavoro “specializzato” agli italiani, come spesso si sente dire. Caso mai, sono a disposizione per riempire i settori trascurati e ignorati dagli italiani stessi.
Scrive bene Paolo Morozzo Della Rocca in Sfide alla Chiesa in Cammino: “La migrazione è vista come un’anomalia, una minaccia, una perdita della sicurezza nell’oceano delle diversità. E, in effetti, rischia di esserlo come il petrolio, l’oro, i diamanti o il platino possono essere un problema in un Paese dalle grandi risorse, ma privo di governanti capaci”.







