Oggetti specchio di sentimenti
Una barchetta sgangherata di legno scolorito, un guscio di noce in mezzo a un mare infinito. Dentro oggetti di vita quotidiana: un portafoglio, degli spiccioli, una scarpa, un libro di preghiere, testimoni muti e struggenti di una vita ormai spezzata. Chissà a chi sono appartenuti? Se potessero parlare e dirci qualcosa dei loro proprietari nei loro ultimi momenti di vita, chissà cosa ci racconterebbero?
Di sicuro esprimerebbero sentimenti fortemente contrastanti: enorme nostalgia per la casa appena lasciata, per le persone care rimaste in patria. Una patria che amano profondamente, ma che odiano con la stessa intensità perché li ha traditi e li ha profondamente feriti, tanto da scappare.
Un forte desiderio di riscatto li accomuna: la speranza di ritrovare qualche amico o parente che ce l'ha fatta. E hanno un grande sogno nel cuore: ricominciare tutto daccapo.
Ora, dopo tanti sacrifici, la meta è vicina! Ma il sentimento prevalente è la paura, un terrore viscerale per quel blu profondo e infinito. E il mare all'improvviso si risveglia dal suo calmo torpore, si fa cattivo e li inghiotte senza alcuna pietà o rimorso.
Siamo amareggiati perché anche noi, come tutti, siamo complici di una società incapace di accogliere e capire le sofferenze di chi sceglie (o deve) salire su una barca, lasciando i familiari e perdendo la propria dignità.
L’obiettivo è riuscire a trasmettere ai nostri figli la capacità di accogliere, senza distinzione, perché noi umani siamo tutti preziosi agli occhi di Dio.







