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BANGLADESH: I militari se ne stiano in caserma

Ci auguriamo che l'esercito, presente nelle strade e un po' dovunque, si ritiri e ritorni nelle caserme. Il governo ha chiesto l'aiuto dei militari per cercare di mettere un po' di ordine in una situazione di delinquenza che fa spavento.

La delinquenza, la pratica delle estorsioni, gli omicidi politici… sono certamente reati da combattere e da eliminare, affinché i cittadini possano vivere in pace. Su questo non c'è dubbio. Ma affidando questo compito all'esercito, non si è fatto altro che aumentare i casi di morti senza processo, specialmente di persone"in custodia" dell'esercito stesso. Alla fine, a bilancio fatto, la violenza è aumentata; sono aumentate le provocazioni e le repressioni. Qualcuno si domanda se non sia in pericolo la democrazia…

C'è anche un'altra cosa. Si fa frequente richiamo alla religione islamica, affinché si faccia un po' di ordine nella nazione. Non vorremmo che questo diventasse un pretesto ad usare la religione di maggioranza per reprimere o mettere in difficoltà le comunità di fede diversa. Non vorremmo che venisse fomentato anche in Bangladesh un atteggiamento fondamentalista.

Noi siamo convinti, invece, che vadano richiamati ed apprezzati i valori che sono presenti in tutte le religioni: la giustizia, l'onestà, la solidarietà, lo sviluppo integrale della persona.

Questi valori, se accolti, sono molto più efficaci della repressione stessa, per dare al paese un volto più umano e giusto.


BRASILE: È iniziato il Giubileo dei saveriani

  • p. Alfiero Ceresoli sx

Londrina - Era giusto che fossero loro ad aprire l'anno giubilare. Infatti, i giovani studenti saveriani - media 20 anni - potranno ragionevolmente, a settanta, essere i protagonisti del giubileo dell'anno centenario!

Quest'anno 2003, è il cinquantesimo anno di presenza saveriana in Brasile. Non sono molti per un istituto missionaria; ma non sono pochi gli avvenimenti e le trasformazioni sociali ed ecclesiali avvenuti in queste cinque decadi: dalla campagna alla città, dal centro alle periferie; dalla dittatura alla democrazia… Da poche "prelazie", dai confini quasi smarriti negli immensi territori, a numerose diocesi ben demarcate e con programmi pastorali ampi e significativi. Sono eventi che fanno ben sperare. A questi grandi movimenti sociali ed ecclesiali, i saveriani hanno partecipato in prima persona.

Le celebrazioni dei 50 anni servono a ricordare e a porgere omaggio ai missionari che per primi sono arrivati in questa grande nazione, aprendo le strade. Sono un'occasione per ringraziare e chiedere perdono per gli errori commessi. Servono soprattutto per riflettere, per fare il punto della situazione e programmare il futuro. Con la serena speranza di chi sa di avere tra mano un'opera che appartiene al Padre, realizzata con il Figlio e portata avanti con la forza dello Spirito. Per questi motivi, dal 4 al 14 febbraio i saveriani si ritrovano tutti insieme per dieci giorni di assemblea.

Ma ad inaugurare le celebrazioni sono stati i più giovani: coloro che saranno chiamati a lavorare sui progetti e a realizzare i sogni che in quest'anno andremo facendo. Tutti i nostri giovani studenti (circa quaranta) si sono riuniti nella casa di formazione a Londrina, dal 6 al 19 gennaio. Abbiamo riflettuto sulla vocazione missionaria, sulla storia della Famiglia saveriana in Brasile e nel mondo intero; abbiamo visitato alcune realtà pastorali e caritative per conoscerle direttamente; abbiamo infine fatto un pellegrinaggio al santuario nazionale mariano "Nossa Senhora Aparecida", la patrona del Brasile.

Abbiamo celebrato una Messa solenne, con la partecipazione di migliaia di persone, nella parrocchia "Nostra Signora di Fatima", una delle prime missioni aperte dai saveriani.

Tra cinquant'anni, noi "vecchi" missionari saremo a fare "bisboccia" in paradiso; mentre i giovani, allora settantenni, si ritroveranno di nuovo, come noi oggi, a ringraziare e lodare il Signore.



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