Non c’è alternativa al Bene
Intorno a noi sembra dominino soltanto individualismi, volontà di potenza, smodato desiderio di accumulo, indifferenza, violenza gratuita, carenza di lavoro, vanità che generano, soprattutto nei giovani, sofferenza, disorientamento e sfiducia verso il domani, sempre più minacciato.
Oggi, siamo molto attratti dal futile che illude e si trascurano episodi, eventi, persone che sono importanti testimonianze delle positività che sono nel mondo. Tutto ciò sembra compromettere ogni desiderio di cambiamento e annullare il bisogno di amare e di adottare una relazione costruttiva. Si preferisce l’ombra alla luce e si riflette poco su quello che di grande l’essere umano può compiere. Eppure, può diventare un alacre protagonista perché ha la capacità di creare condizioni di conforto per sé e per gli altri.
E non è vero che le buone persone e le buone azioni non fanno storia! Occorre soltanto farle conoscere. A volte è sufficiente un semplice sguardo, luminoso, compassionevole o un gesto delicato, un tendere la mano a chi è in difficoltà che il bene prende vita e potrebbe anche dilagarsi quale impegno responsabile per dare rilevanza a una nuova relazione IO-Mondo.
Essere aperti ad atteggiamenti ispirati al rispetto e al riconoscimento degli altri non deve essere considerato un obiettivo definitivamente conseguito perché si può sempre fare di più e meglio per rendere sempre più significativi i legami umani. È un buon argine alla cattiveria e all’elevata probabilità che la bontà diventi arroganza, presunzione e in alcuni casi ostentazione e vanità se ci si slega dall’etica e dall’umiltà.
Dobbiamo vivere, dunque, la relazione con le sue potenzialità e i suoi limiti da non considerare limitazioni, ma coscienza di ciò che si deve ancora imparare a fare perché si inizi a modificare la visione esistenziale di oggi. Educarsi a difendere ciò che giova sia a livello individuale che collettivo perché l’inquietudine che caratterizza l’uomo oggi, non si trasformi in abbandono alla disperazione per la perdita delle certezze, ma in pressante stimolo verso una nuova ricerca che nasce dalla contemplazione del creato e della vita.
Ognuno dovrebbe sentirsi interrogato e interpellato ad agire da questa esigenza planetaria e, nutrito dalla fiducia nella capacità e soprattutto nella volontà di rinunciare all’ideologia dell’avere per abbracciare l’ideale dell’essere, prodigarsi per poter finalmente realizzare ciò per cui siamo sulla terra: diventare umanità. È utopico questo mio pensiero? È veramente soltanto un sogno? Tuttavia non riesco a scorgere alternativa se non la ricerca del bene.
E con il mio sogno rivolgo a alla redazione, ai lettori e alle lettrici del giornale l’augurio per un Sereno 2026!







