Nella terra di p. Enrico Di Nicolò
Il 26 settembre scorso, i saveriani di Desio hanno celebrato un’Eucaristia di suffragio per p. Enrico Di Nicolò. Erano presenti circa 100 persone. Nella sua omelia, p. Pietro Rinaldi lo ha ricordato come un uomo schietto, vero e giusto, che sapeva amare Dio e il prossimo.
Una settimana dopo, venerdì 2 ottobre, siamo andati a Porto S. Giorgio (FM), dove p. Enrico è morto ed è sepolto. Al nostro arrivo nella sua parrocchia (Gesù Redentore) ci ha accolti il parroco don Pietro. Ci ha guidati subito a casa della sorella Alba, per poi ritrovarci tutti all’Eucarestia. Nella bellissima cappella della parrocchia, alla celebrazione presieduta da p. Valeriano Ruaro, hanno partecipato, oltre a noi saveriani, don Gabriele (parroco emerito e figura storica della parrocchia) e alcuni familiari e amici di p. Enrico. L’Eucaristia è stata celebrata in un clima di gratitudine e commozione per quello che p. Enrico è stato, su questa terra.
Alba, commossa, ci ha detto: “Grazie che siete venuti fino qui per mio fratello Enrico. È stata una gioia immensa!”. Poi, ha ringraziato i saveriani per quello che hanno detto.
Ecco una sintesi delle parole di p. Valeriano. “Eccoci qui, nella tua amata Porto S. Giorgio. Quante volte mi hai parlato di questa comunità, specialmente quando tornavi a Desio, dopo avere trascorso giorni sereni in compagnia della tua carissima sorella Alba! Non avremmo mai pensato di venire per celebrare la tua Messa di suffragio. Mi parlavi anche del parroco don Pietro. Dicevi che era di origini bresciane, per lunghi anni professore di filosofia e poi chiamato a essere pescatore di uomini. Mi parlavi di don Gabriele, parroco emerito, ma sempre attivo e disponibile nel ministero. E mi raccontavi con gioia dei neocatecumenali che qui hanno il loro centro più importante! Sostenevi che se oggi un giovane desidera percorrere un cammino di fede, potrà farlo meglio entrando in un movimento ecclesiale, partecipando a riunioni settimanali o alla scuola di comunità, aiutato dalla testimonianza di fratelli anziani. Mi confidavi che, quando uscivi dal cancello della nostra casa per andare in parrocchia, ti sentivi come un’altra persona. Le confessioni e gli ammalati erano quasi il tuo pane quotidiano. Ancora oggi, quando vado in cappella per pregare, mi sembra di vederti: aprivi il tabernacolo, mettevi nella teca il corpo di Cristo per portare il conforto della tua parola e l’Eucaristia a chi era infermo. Quante volte abbiamo parlato di problemi di pastorale, di storia della Chiesa, di arte. Anche negli incontri comunitari le tue considerazioni rivelavano la tua levatura. Eppure, perfino nell’amicizia eri molto riservato ed essenziale. Ci ha rattristato la tua morte nella solitudine. Avremmo desiderato esserti vicino! Permetti che concluda con le parole scritte da don Luigi, tuo parroco a Nova Milanese: ‘P. Enrico uomo colto, era un semplice e umile prete del vangelo’. Vivi nella gloria di Dio, p. Enrico!”.
Alla fine dell’Eucaristia, ho descritto p. Enrico con tre immagini: biblioteca, scrigno di perle preziose, fiore profumato.
1. In Africa si afferma con forza: “Quando muore un anziano, è la biblioteca che si brucia”. P. Enrico era una biblioteca vivente, la sua conteneva più di mille libri. Ma la sua era anche sapienza, non solo conoscenza.
2. Nella sua semplicità, aveva sempre una parola di conforto, di chiarezza, uno sguardo che riposizionava, un pensiero che toglieva le nubi mentali e spirituali. Capiva la sofferenza degli altri. In lui riecheggiavano le parole del mons. Munzihirwa: “Ci sono cose che non si possono vedere bene se non con occhi che hanno pianto e sperano nella verità”.
3. Era bello stare e parlare con p. Enrico, affrontare argomenti, esprimere opinioni diverse. La sua presenza era attrattiva verso Gesù, verso l’interiorità e andava all’essenziale. Grazie a Dio per avercelo dato. Grazie ai suoi genitori e ai familiari perché sono diventati i nostri genitori, familiari e amici. Grazie alla comunità Beata Vergine Assunta in Nova Milanese che l’ha amato profondamente.
Il pellegrinaggio si è concluso con una visita al cimitero. Sulla sua tomba, abbiamo pregato concludendo con un Salve Regina.







