Nel mondo: Il grande papa dei popoli
Nei quattro continenti "missionari" dell'Asia, Oceania, Africa e America latina, popolati di gioventù povera ma piena di speranza, papa Wojtyla ha dimostrato di essere al di sopra del mondo occidentale e delle sue scelte, spesso motivate da interessi e stratagemmi. Ha dimostrato di essere dovunque "il papa dei popoli". Riportiamo solo alcune "tappe" dei suoi numerosi viaggi missionari.
Asia: il "piccolo gregge" del Bangladesh
In Bangladesh papa Wojtyla è stato solo poche ore, prima tappa del lungo viaggio missionario in Asia, verso Singapore, Fiji, Nuova Zelanda, Australia e Seychelles, dal 18 novembre al 1 dicembre 1986. Ha voluto visitare un "piccolo gregge", che ha risposto riempiendo lo stadio della capitale, senza gli schiamazzi che sogliono accompagnare i movimenti della gente in Bangladesh.
In prima fila c'erano anche musulmani, hindu e buddhisti, con i quali i missionari hanno buoni rapporti di dialogo. Il papa non ha fatto grandi discorsi: si è immerso nella folla, salutando e benedicendo sorridente, e il popolo dei fedeli ha risposto sorridendo e acclamando. Ma il gesto dell'ordinazione di 19 sacerdoti bengalesi ha commosso tutti i presenti.
Il "peer Chisti", ospite musulmano di Jessore, ha esclamato: "Ho visto un gesto stupendo: 19 giovani cristiani che hanno scelto di dedicare tutta la vita alla missione cristiana. Voi cristiani in Bangladesh siete pochi; ma noi musulmani 19 giovani così non riusciamo a trovarli tra le decine di milioni che viviamo in questa nazione. Ne parlerò ai musulmani in tutte le occasioni, perché voi cristiani ci date un grande esempio di dedizione a Dio e all'umanità".
Oceania: gli aborigeni, la terra e il vangelo
L'incontro con gli aborigeni dell'Australia, il 29 novembre 1986, ha offerto a papa Wojtyla l'opportunità - oltre che per prendere in braccio un bel koala - per dimostrare il giusto apprezzamento per le culture aborigene, nel rispetto della terra e delle tradizioni. La missione ha infatti sempre avuto un rapporto privilegiato per le culture, veicolo essenziale dell'evangelizzazione.
"Per migliaia di anni la vostra cultura fu lasciata libera di svilupparsi senza interferenze di gente venuta da fuori, in contatto spirituale con la terra e i suoi animali, i fiumi e le colline. Non avete rovinato la terra, non l'avete sfruttata, non l'avete esaurita per poi abbandonarla. Vi siete resi conto che la vostra terra era legata alla sorgente della vita.
Il vangelo di Cristo parla tutte le lingue; apprezza e abbraccia tutte le culture; le sostiene in tutte le cose umane e le purifica. Introducete questo vangelo nel vostro modo di parlare; lasciate che porti nuova forza alle vostre storie e alle vostre cerimonie. La chiesa vi invita a esprimere la parola viva di Gesù nei modi che parlano alla vostra mente e al vostro cuore di aborigeni".
Africa: contro tutte le forme di schiavitù
Alla "casa degli schiavi", nell'isola di Gorée in Senegal, papa Wojtyla sostò a lungo sull'uscio della porta che dà sull'oceano Atlantico, verso il continente America. Era il 22 febbraio 1992. "Qui si vede soprattutto l'ingiustizia. Il grido delle generazioni esige che noi ci liberiamo per sempre da questo dramma, perché le sue radici sono in noi, nella natura umana, nel peccato. Sono venuto per rendere omaggio a tutte le vittime sconosciute, non si sa esattamente chi e quante.
Uomini, donne e bambini neri sono stati condotti in questo piccolo luogo, strappati dalla loro terra e dai loro cari, per esservi venduti come mercanzia. Quest'isola rimane nella memoria e nel cuore di tutta la diaspora nera. Occorre che si confessi in tutta verità e in umiltà questo peccato dell'uomo contro l'uomo, questo peccato dell'uomo contro Dio".
Ma il papa pensa anche al presente e al futuro dell'Africa: "Noi dobbiamo opporci a nuove forme di schiavitù, spesso insidiose, come la prostituzione organizzata, che sfrutta vergognosamente la povertà delle popolazioni. L'Africa di oggi soffre duramente della sottrazione di forze vive e delle sue risorse. Perciò l'aiuto di cui sente il bisogno le è giustamente dovuto, affinché superi le sue tragiche difficoltà".
America: Castro in giacca e cravatta
Ci teneva molto Fidel Casto alla visita del papa polacco, tanto da invitarlo personalmente e far precedere alla visita la liberazione di 106 detenuti, scelti dalla lista di 260 che il card. Sodano gli aveva consegnato. Un gesto di distensione che, insieme a giacca e cravatta al posto alla solita divisa, voleva dargli un look più umanitario. E il 21 gennaio 1998, il generale mostrò grande affetto per l'ospite, che gli chiedeva maggiore libertà.
"Condivido con voi la mia profonda convinzione che il messaggio del vangelo conduce all'amore, alla dedizione, al sacrificio e al perdono. Perciò voglio dirvi: non abbiate paura di aprire il vostro cuore a Cristo, lasciate che Egli entri nella vostra vita, nelle vostre famiglie, nella società, affinché tutto venga rinnovato... Questa terra possa offrire a tutti un clima di libertà, di fiducia reciproca, di giustizia sociale e di pace duratura. Possa Cuba aprirsi al mondo e possa il mondo aprirsi a Cuba, affinché questo popolo possa guardare al futuro con speranza.








