“Nel cibo il diritto alla vita”
Dopo le forti parole sull’«economia che uccide», pronunciate da papa Francesco, il pontificio consiglio della giustizia e della pace ha pubblicato un documento dal titolo, “Terra e cibo”.
«L’umanità non vivrà in pace finché la fame non sarà sconfitta, finché coesisteranno coloro che banchettano quotidianamente e coloro che, alla loro porta o all’altro capo del pianeta, muoiono di fame», è una delle frasi di tale documento. Il diritto al cibo è tanto importante quanto il diritto alla vita. Dobbiamo usare le risorse del pianeta tenendo presenti anche gli altri popoli, l’equità e la giustizia, lottando insieme contro la povertà.
Pochi “epuloni” e tanti “lazzari”
Dal 2012 al 2014, circa 805 milioni di persone hanno sofferto di sotto-alimentazione. Nonostante questo, produciamo cibo a livello mondiale per assicurare a ogni abitante del pianeta il pieno soddisfacimento del proprio fabbisogno, ma non sempre alla domanda di cibo corrisponde la possibilità di ottenerlo.
Va preso atto che non siamo riusciti “a garantire a tutti l’accesso al cibo tramite la realizzazione di cambiamenti strutturali”. Benedetto XVI parlava di “corsa al consumo e allo spreco”, mentre Francesco denuncia in continuazione la cultura dello scarto.
Come discepoli di Gesù siamo chiamati a contrastare l’indifferenza dentro di noi e, fuori di noi, l’economia che uccide. Essa produce nel mondo un inaccettabile divario tra lusso e miseria, tra pochi “epuloni” e tantissimi “lazzari”.
Non girare dall’altra parte
La cultura della solidarietà disinteressata si contrappone alla cultura del benessere, che pian piano ci anestetizza e ci rende insensibili.
Ma la cultura della solidarietà si oppone anche alla cultura dello scarto, che consiste nell’escludere chi non produce più.
Dice la Evangeli Gaudium: “C’è poi un segno che non deve mai mancare nella vita dei cristiani e delle comunità: l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via” (195). Oggi invece si tende a criminalizzare i poveri e gli ultimi, come se avessero colpa per la loro condizione.
I cristiani, come Gesù Buon Samaritano, si avvicinano a chi soffre nel corpo e nello spirito, con la premura, la delicatezza e la generosità proprie di una madre. “Il cristiano non volta la faccia dall’altra parte: egli, al contrario, cerca sempre di essere sguardo accogliente, mano di sollievo, parola di conforto, abbraccio di tenerezza”.
Nota bene: da Il ‘Decalogo della solidarietà’ secondo papa Francesco, in Settimana (12 gennaio 2014).







