Natale Santo... in famiglia (Tavernerio)
Natale torna per rinnovare agli uomini il messaggio di pace e di perdono. Due parole che so soltanto ripetere; che mi confondono, perché private del loro significato profondo.
Guardo attorno e ascolto: incomprensioni e urla, pugni chiusi e sguardi smarriti, tensione sui volti e porte sbattute, minacce che scuotono le pareti delle case... Sono sposi che si separano e se ne vanno. Le lacrime dei figli, costretti a passare da un genitore all’altro, non scuotono la loro indifferenza. Lo ha deciso un giudice.
Una sentenza umana ridarà loro pace e perdono?
È Natale! Guardo il monte che mi sta di fronte. Nel buio del bosco scorgo una debole luce. Dalla casa vicina sento le note di una pastorale: “Tacita notte, sacro mister...”. La fantasia vola lontano, alla grotta di Betlem. La fiaba della pastorella povera con gli occhi velati di lacrime, mi avvolge nel suo mistero. È nascosta dietro un masso di pietra, affascinata dalla Madre di quel Bambino e dal giovane padre che cerca di scaldare la stalla.
“Che bella famiglia!”, pensa la pastorella. E la sua dov’è?
Lì, nella grotta, c’è pace. E mentre osserva quella serenità familiare, sente il cuore aprirsi all’amore. Nella mangiatoria c’è pace: il dono del Padre ai suoi figli, uomini e donne di buona volontà! Gli occhi fissi sul Bambino, la pastorella vorrebbe stringerlo tra le sue braccia... Ecco, Maria si alza e prende Gesù. Viene verso di lei: “Prendilo, è tuo!”. La pastorella lo prende e, con lui, vola nel cielo.
Nel cuore affiora un desiderio intenso: in ogni famiglia il volto di un bimbo sia il volto di Gesù, segno di pace e di perdono, per amore!








