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Natale in casa... molto speciale: ''Come fai a sapere il mio nome?''

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Quest'anno, grazie a Dio, la famiglia è al completo. Non manca proprio nessuno. A tavola i fusilli fumanti sono già nei piatti, e noi tutti insieme preghiamo il "Padre nostro", ringraziando Dio per il dono del Figlio Gesù e per il dono del cibo quotidiano.

Una visita inaspettata

Non appena ci sediamo a tavola, bussano alla porta. Mi avvio verso l'uscio, e mi chiedo: "Chi potrà essere a quest'ora?". Trovo di fronte un anziano signore. Mi chiede qualche spicciolo per comprarsi da mangiare. Rimango imbarazzato dalla povertà dei suoi vestiti.

La faccia non mi è del tutto sconosciuta, anche se coperta in parte da una barba lunga e trascurata. Dal suo viso smagrito traspare una grande sofferenza. Vado per racimolare qualche spicciolo. Quando torno da lui, si toglie il cappello di lana. Metto qualche euro nella sua mano rugosa.

Pochi minuti, ma prima che lui vada, gli chiedo se il suo nome sia "Renato". Sorpreso di sentirsi chiamato per nome, risponde: "Sì, mi chiamo Renato; come fate a saperlo?". Chiudo gli occhi per un attimo. Il mio pensiero corre indietro negli anni. Ricordo che abitava in una specie di stanzetta, occupata abusivamente in uno stabile di Salerno.

È per me un ricordo indelebile

Ogni volta che lo incontravo mi chiedeva mille lire per comprarsi la colazione. E io gliele davo volentieri, perché era una persona semplice e autentica. Non aveva mai atteggiamenti pretenziosi. Una mattina era venuto perfino in parrocchia per chiedere una coperta per proteggersi dal freddo della notte. Viveva in un locale umido, a piano terra.

Avevo informato il parroco e avevo messo qualche avviso in chiesa. Qualche giorno dopo, alcuni fedeli mi avevano portato tre coperte di lana: due nuove, con la confezione intatta; una invece era leggermente consunta. La sera mi ero recato a casa di Renato con le coperte. Un tugurio: il water era al centro dell'unica stanza, dove mangiava e dormiva; un tavolo e due vecchie sedie erano tutti i suoi arredi. In effetti, si era sistemato abusivamente, come tutti gli altri occupanti di quell'edificio, una volta adibito a uffici e laboratori.

Renato mi aveva fatto accomodare. Dopo qualche battuta, gli avevo mostrato le tre coperte che avevo recuperato: le due nuove e l'altra più pesante ma consunta. "Renato" - gli avevo chiesto facendogliele vedere - "Quale ti serve tra queste?". Con uno sguardo trasparente e disinteressato, Renato aveva fatto un gesto con la mano scegliendo la coperta vecchia.

Una grande lezione, per me e la mia famiglia! Renato aveva scelto quella coperta per stare più a caldo la notte; non gli interessava che fosse nuova o firmata.

Un brindisi con gli occhi brillanti

Riprendendomi dal mio rapido ricordo, sull'uscio di casa, svelo all'amico il mio nome. Lui mi guarda più attentamente, arriccia la fronte, e si ricorda di me, l'amico delle mille lire e delle tre coperte. La sua commozione è palpabile. Decido allora di farlo entrare e lo presento alla mia famiglia.

Dopo una rapida doccia, gli diamo degli abiti puliti e lo facciamo accomodare a tavola con noi. Si percepisce qualche disagio da parte sua e nostra. Ma dopo aver consumato il piatto di fusilli (non più... fumanti), Renato ci mette tutti a nostro agio: si alza in piedi e, con il suo benevolo sorriso, alza il bicchiere monouso e invita tutti a brindare. Con voce un po' rauca, augura:

"Buon Natale, Buon Natale a tutti!"

Gli occhi della moglie e gli occhi dei figli sono diventati brillanti, come le stelle del cielo. Una scena di fraternità quasi irreale. Devo dire che per noi è stato proprio un Natale speciale; uno dei più belli vissuti in famiglia.



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