Missioni notizie: Sierra Leone, Messico
SIERRA LEONE ha ritrovato la pace
Una buona notizia, in mezzo al frastuono dei rumori di guerra. Ce l'ha data mons. Giorgio Biguzzi, il vescovo saveriano di Makeni, recentemente venuto a Roma per incontrare il Papa, insieme agli altri vescovi della Sierra Leone."Il fatto più positivo oggi in Sierra Leone, è che il Paese ha ritrovato la pace. Da un anno a questa parte, da quando il presidente Kabbah ha fatto un giro per il Paese ed ha bruciato simbolicamente le armi, proclamando la fine della guerra, la guerra è realmente finita. C'è voluto un po' di tempo per portare a termine le operazioni di disarmo, ma ora la Sierra Leone è in pace. Si può circolare per le strade, non ci sono più posti di blocco; anche i mercati funzionano regolarmente. Sembra incredibile se si pensa a com'era la situazione solo pochi mesi fa.
La nazione sembra aver raggiunto una certa stabilità, anche se la situazione resta fragile, soprattutto perché i Paesi attorno sono tutti in subbuglio. All'interno di un quadro così tragico, la Sierra Leone si distingue, fortunatamente, per la situazione positiva che sta vivendo.
Per questo, scherzando, io a volte dico, che nell'area dell'Africa occidentale, la Sierra Leone è, adesso, uno dei pochi Paesi in pace".
SIERRA LEONE: Riparre i guasti della guerra, Costruire pazientemente la pace
- p.Franco Bertazza, sx
Dalla corrispondenza che giunge dai missionari saveriani in Sierra Leone, leggiamo notizie che sono, allo stesso tempo, preoccupanti e incoraggianti. Ecco qualche stralcio.
"La pace è arrivata, finalmente, in Sierra Leone! La popolazione, tanto provata in passato, ancora oggi ha molto da soffrire.
La pace è arrivata, ma...
La pace è arrivata, é vero. Ma si deve ricostruire tutto, sulle rovine e sulla distruzione di dieci anni di guerra e di privazioni. Il terrore, la distruzione, la morte, sono scomparsi; ma hanno lasciato incancellabile il segno del loro passaggio. Sono troppe le persone e le cose perse e irrecuperabili. Quel poco che la gente possedeva, militari e ribelli lo hanno rubato e distrutto. Ora bisogna ricominciare tutto da capo.
La pace, per ora, è solo assenza di guerra e di morte. Deve diventare anche il segno di una speranza di rinascita, che tarda a rendersi concreta e visibile. Oppure, è ancora un desiderio vano che il male possa essere cancellato dalla terra.
Onestà professionale alla TV
Le missionarie e i missionari, provati e martirizzati dalla guerra civile insieme a tanta gente sierra leonese, credono e vogliono realizzare quel sogno. Hanno rischiato la vita per liberare migliaia di bambini soldato, per aiutare decine di migliaia di profughi.
Dispiace che qualche mezzo di comunicazione italiano abbia fatto ironia sul lavoro dei missionari, mettendo insieme capra e cavoli, ignorando i criteri più elementari di onestà professionale. È il caso, per esempio, della trasmissione "Report", andata in onda su di RaiTre, il 22 ottobre scorso, dal titolo "Ong non governabili".
Monsignor Giorgio Biguzzi, il vescovo saveriano di Makeni, ha giustamente protestato presso le autorità del canale televisivo, chiedendo che siano pubblicamente rettificate le false informazioni mandate in onda. Dov'erano quei giornalisti mentre venivano compiuti i massacri?
Vogliamo un'altra pace
La pace è fragile. La pace degli uomini, basata sulla forza delle armi, non è la pace di Cristo; non è la pace che vogliono i missionari e che la gente si aspetta.
Come missionari, abbiamo sempre bisogno della vostra preghiera e della vostra solidarietà, per avere la forza di Dio e continuare a testimoniare l'amore di Cristo in mezzo alle popolazioni che soffrono".
MESSICO: La tua vita è missione
Sacerdoti, religiosi e religiose del Messico si sono riuniti in Convegno, a metà febbraio, nella città di Monterrey, per un incontro nazionale di animazione e formazione missionaria. L'incontro è stato organizzato dall'Unione missionaria del Clero e dagli Istituti missionari che operano in Messico.
Bello e interessante il tema del Convegno: "Chiesa del Messico, la tua vita è missione!". Le riflessioni hanno cercato di promuovere e ravvivare lo spirito missionario nei vescovi, sacerdoti, seminaristi, religiosi e laici, affinché diventino sempre più coscienti di essere chiamati ad evangelizzare le genti, in Messico e in tutto il mondo.
Ogni chiesa, anche se radicata in un territorio ristretto, è per tutto il mondo: non può pensare solo a se stessa, ma deve essere orientata alla missione universale. Occorre quindi che diocesi, parrocchie, gruppi missionari ed istituti religiosi siano formati in questa spiritualità aperta alla missione evangelica.
Il Convegno nazionale è stato anche in preparazione al grande Congresso missionario americano (CAM) che si terrà a Città del Guatemala dal 20 al 30 novembre prossimo e che riunirà migliaia di persone da tutte le chiese dell'America dal Cile al Canada. Sarà il secondo Congresso missionario pan-americano. Il primo è stato due anni fa a Panama, in Argentina. E' già stato preparato e distribuito il testo che serve come strumento per la riflessione ed il lavoro di preparazione al CAM Due.








