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Missioni Notizie: Sierra Leone, Brasile, Egitto, Terrasanta, Sudafrica

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Sierra Leone: 60° saveriano. L'8 luglio sono stati festeggiati i 60 anni dall'arrivo dei saveriani in Sierra Leone. Quattro uomini - partiti dal porto di Liverpool il 29 giugno 1950 - sbarcarono quel mattino nel porto di Freetown. Erano i "i quattro pionieri": p. Augusto Azzolini, p. Serafino Calza, p. Attilio Stefani e p. Camillo Olivani. Con loro si apriva un nuovo capitolo della storia della Sierra Leone e della vita della chiesa. Ai superiori mons. Azzolini scriveva: "Ho avuto la sorte di iniziare una missione e una diocesi dal nulla e ho dovuto usare sistemi e metodi, prima non conosciuti dalle nostre missioni. E naturalmente le cose e le opere si sviluppano portando nuove esigenze e nuovi adattamenti... Con le nostre scuole e collegi abbiamo creato una vera atmosfera cristiana in questo Paese, dove prima neppure si conosceva il nome cattolico" (a cura di p. Gerardo Caglioni).

• Brasile / 1: missionari per il vangelo. A Castanhal, in Amazzonia, si è svolto un incontro organizzato dai responsabili del Coordinamento dell'infanzia e dell'adolescenza missionaria per motivare ed entusiasmare la gioventù missionaria. Padre Andrea Gamba, saveriano padovano, ha detto: "L'Amazzonia è una terra che offre molto al mondo in materie prime e risorse minerali, ma può dare molto di più con i suoi giovani per l'evangelizzazione del mondo non cristiano, anche al di fuori del continente latino-americano". Ai giovani è stata presentata l'importanza dell'impegno solidale per i progetti missionari oltre le frontiere, accendendo in loro la volontà di diventare missionari in Paesi che non hanno una presenza cattolica.

• Brasile / 2: seminaristi a convegno. A Brasilia dal 4 al 10 luglio, si è svolto il primo convegno missionario nazionale dei seminaristi brasiliani. È stato organizzato dalle pontificie Opere missionarie del Brasile e dal Centro culturale missionario. Vi hanno partecipato 150 seminaristi di tutto il Brasile. I principali promotori dell'evento sono stati i saveriani p. Savio Corinaldesi e p. Stefano Raschietti.

I partecipanti al convegno hanno riflettuto sul tema della formazione missionaria dei futuri preti. Nel comunicato finale (vedi messaggi dalle chiese), i seminaristi si sono rivolti direttamente a vescovi e formatori.

Liberi di... o no?

• Chiesa copta: nessun obbligo. Il Tribunale supremo egiziano con una sentenza vuole costringere la chiesa copta a risposare i divorziati. Dura la reazione del vescovo: "Non c'è alcuna forza sulla terra che possa portare la chiesa a violare gli insegnamenti della Bibbia e le leggi della chiesa. La legge islamica permette ai cristiani copti di ricorrere alle proprie leggi e lo stato rispetta la libertà religiosa". In Egitto, il matrimonio civile è riconosciuto solo se accompagnato da un rito religioso.

• Terrasanta: una scuola "speciale". Gli studenti di "Hand in hand" frequentano una scuola davvero speciale, composta di allievi ebrei e arabi. È una realtà tutt'altro che scontata in Israele, e a Gerusalemme in particolare, dove le due comunità sono abituate a vivere in mondi separati. Il modello d'istruzione bilingue permette ai ragazzi di avere uno strumento di contatto e conoscere storia e religioni dei due popoli. L'obiettivo è coltivare una sensibilità nuova nelle giovani generazioni, che si riassume in uno slogan: "imparare oggi come cambiare il domani".

• Giornata mondiale della Pace 2011. "Libertà religiosa, via per la pace" è il tema scelto da Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata mondiale per la Pace del 1° gennaio 2011, mentre nel mondo si registrano diverse forme di limitazione o negazione della libertà religiosa, di discriminazioni basate sulla religione, fino alla persecuzione e alla violenza contro le minoranze. La libertà religiosa si presenta invece come la "libertà delle libertà" dell'uomo.

Una storia speciale

• Sudafrica: mondiali... senza arbitri. Durante il campionato del mondo di calcio sudafricano, alcuni giovani hanno partecipato al "Football for hope festival". Si trattava di un torneo particolare giocato senza arbitri, per cui gli stessi protagonisti stabilivano le regole. Tutto è stato risolto dialogando e confrontandosi apertamente. Una volta in campo, chi commetteva un fallo si "autodenunciava"; nei casi dubbi si dialogava a bordo campo con ampio uso del linguaggio del corpo per superare le barriere linguistiche; in altri entrava in gioco la figura del ‘mediatore', uno per squadra, incaricato di trattare le situazioni più spinose. Erano presenti 32 delegazioni di diversi Paesi, con una forte presenza africana (13 delegazioni). In campo sono scesi adolescenti provenienti da realtà disagiate di ogni continente.

È stato un modo di vivere il calcio lontano dai riflettori del mondiale, facendo però sentire la voce di chi spesso rimane inascoltato.



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