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Missione giovani: Caro Adriano, ti scrivo…

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Dedico questa puntata del dialogo con i giovani a un avvenimento che ha fatto tanto discutere: mi riferisco alla performance di Adriano Celentano al festival di Sanremo 2012 quando, nei suoi lunghi monologhi, ha parlato di tutto e di più, suscitando polemiche che si sono trascinate per un po'. Ora, a mente fredda, vorrei scrivere una lettera aperta al signor Celentano, come fosse un nostro lettore.

«Caro Adriano, nei tuoi due interventi hai parlato un bel po' di chiesa, di vangelo e di Dio davanti a una vasta platea di pubblico: un'occasione che non capita spesso, e che tu hai saputo sfruttare al massimo. Tra gli spettatori credo ci fossero anche molti giovani interessati ad ascoltare le tue belle canzoni e curiosi di rivedere il famoso "molleggiato d'Italia".

Ho ascoltato tutti i tuoi 50 + 25 minuti della prima e seconda esibizione, inframmezzati da sorrisi, silenzi e sorsi d'acqua, a sottolineare le tue celebri pause di... riflessione, applaudita e anche disapprovata. Una riflessione l'ho fatta anch'io, dopo lo "j'accuse" nei confronti di due testate cattoliche: Famiglia Cristiana e Avvenire. Chi ti scrive lavora per una rivista missionaria, che ogni mese cerca di entrare nelle case e nei pensieri di tante famiglie, giovani compresi.

Le speranze e i problemi che avvolgono le nuove generazioni sono tanti, così come le aspettative. Il compito educativo è complesso e sempre più articolato; e parlare di Dio in certi casi può sembrare un'ingerenza, un'interferenza sgradita. "È inutile che mi fai la morale, tanto non cambio idea"; "predicate bene, ma razzolate male...": sono le reazioni negative che talvolta si sentono in giro.

Ma non importa: missione significa anche pazienza, e noi proviamo a offrire qualcosa di diverso: un'altra informazione, un altro punto di vista, un altro mondo, dove lavorano i missionari e dove spesso si trovano le spiegazioni di ciò che accade anche a casa nostra.

Secondo te, invece, anche noi dovremmo attenerci al ruolo e fare solo catechismo. Tutto il resto, secondo te, non c'entra con Dio né con il paradiso! E invece no: c'entra eccome! Tutto dipende da qual è il tuo Dio e il tuo paradiso. Non ricordi, caro Adriano, che Gesù si è interessato delle vicende del suo tempo, ha parlato di legge e di... società, proponendone una nuova, del tutto rivoluzionaria?

Ti ho sentito anche dare consigli su nuove impostazioni editoriali, con fumetti e vignette per raccontare la storia di Gesù. È una bella idea, forse così anche i più piccoli potranno appassionarsi e conoscere il vangelo in modo colorato. È già stato fatto, ma riproviamoci; magari puoi darci una mano anche tu...

A parer mio, però, una cosa è la critica anche aspra, un'altra è invocare la chiusura di qualcosa, solo perché non è secondo i tuoi gusti. È un atteggiamento da regime, contro cui i missionari lottano in tante parti del mondo, perché crea oppressione e violenza.

E il paradiso, la vita eterna, la resurrezione sono importanti come la giustizia, la pace, la solidarietà; anzi, sono intrecciati, legati insieme. So quanto questi temi ti siano cari, quanto in passato anche tu abbia combattuto in questa direzione. E se una persona è giusta, pacifica e solidale, non chiude ma apre; non alza barricate ma getta ponti; non taglia ma cuce; non sentenzia ma incoraggia. Aiutiamo i giovani ad assumere un atteggiamento critico eppure propositivo, perché i profeti della demolizione servono a poco.

Lucio Dalla, che ora canta in paradiso, diceva: "Io credo che la morte sia solo la fine del primo tempo. Credo più nelle cose che non si vedono che in quelle che si vedono. In quello che non vediamo c'è di più".

Buona Pasqua, caro Adriano!».

Mi firmo, il principe degli ignoranti.



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