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L’icona della missione: Finché egli venga

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Il discepolo che Gesù amava

LA PAROLA

Voltatosi, Pietro vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce? ”. Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: “Signore, e lui? ”. Gesù gli rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi”. Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te? ”. Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. (Giovanni 21,20-24)


Era stato Giovanni Battista a indicartelo per primo: “Ecco l’agnello di Dio!” - aveva detto. E da allora tu non avevi più distolto lo sguardo da lui. Il tuo nome già significava “il Signore ama con gratuità”. Ma eri entrato in sintonia tale con il Maestro, che ti hanno chiamato: “il discepolo che Gesù amava”. Non “il discepolo che amava Gesù”, perché tu eri anzitutto destinatario di un amore gratuito.

L’amore fa osare e fa sentire prossimi. Così, posato sul suo petto nell’ultima cena, lo avevi interrogato sulla notizia che vi sconvolgeva: uno di voi l’avrebbe tradito! Avevi compreso gli eventi; eppure, non al punto di intervenire per cercare di cambiarli. Avevi semplicemente accompagnato il Maestro fino al Pretorio, fin sotto la croce, fino a vedere il suo petto squarciato. Poi, al mattino del terzo giorno, lo avevi cercato al sepolcro, correndo più di Pietro. Finalmente, sul lago, l’avevi riconosciuto per primo e l’avevi indicato a Pietro: “È il Signore!”. Si potrebbe anche tradurre con il grido della risurrezione: “Il Signore è!”.

Pietro, alla triplice domanda del Maestro, gli aveva dichiarato il suo amore e ne aveva ricevuto il suo gregge, come destinatario visibile di questo amore. Aveva inteso ancora una volta la sua chiamata - “Tu seguimi!” - insieme all’annuncio delle sue esigenze ultime: essere ucciso. Smarrito, Pietro si era volto verso di te, come se volesse imparare dalla tua stessa vita.

Tu seguivi, come la pecora che ascolta la voce del Pastore; come chi è testimone non solo per aver visto, ma per aver partecipato dal di dentro. Nel tuo inclinarti sul suo petto avevi indicato per sempre il posto del discepolo: nato dal petto di Cristo, tratto dal suo sonno, carne della sua carne, proprio come una vera e nuova Eva. Tu dovevi rimanere per mostrarci, lungo il filo dei giorni, come rimanere in Gesù: volti perennemente a lui, e in lui volgerci al Padre.

Pietro e tu eravate una pluralità concorde, come il corpo è animato e l’anima è corporea. Pietro, bisognoso della fantasia e della libertà dell’amore; e tu, bisognoso di riconoscere in lui chi pasce la chiesa di Cristo. Pietro, la fatica di credere e di seguire, anche a prezzo del sangue versato; e tu, lo slancio dell’amore che vola sopra ogni ostacolo. Sono i binari della nostra stessa vita.

Tu e noi. Sappiamo che il tuo nome è anche il nostro nome, e in ogni condizione. In questo mondo di dibattiti, di ricerca, di manipolazione, di frenesia, di solitudine, quando uno conta per quanto è bello e rende..., il tuo nome, che è anche il nostro, ci dà pace.

Come te, noi non siamo i martiri del sangue versato. Siamo invece sfidati dalla fedeltà nella durata, nelle giornate uggiose e bigie dell’inverno, in quelle spensierate e distratte dell’estate. Come te, la maggior parte di noi arriviamo fino ai giorni della vecchiaia, sempre tentati di abbassare lo sguardo a noi stessi, di vivere esigendo, di volare basso.

Siamo amati da Gesù. Tu che hai vissuto il martirio della durata, dacci una mano: indicaci ancora il sole delle giornate grigie, l’ombra della calura estiva. Aiutaci a tenere il nostro sguardo rivolto verso l’Agnello. Tienici legati alla missione essenziale della chiesa: la missione di accogliere l’amore da Colui che non cessa di venire per noi, e di offrirlo come senso e impegno di tutta l’esistenza.

Siamo noi i discepoli amati da Gesù che restano finché egli venga, perché tutti scoprano che il loro nome è scritto nel petto trafitto di un Dio.



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