Missione e Preghiera: Sull’esempio di Gesù povero…
Con insistenza, fin dall'inizio del suo pontificato, papa Francesco richiama i cristiani a essere solleciti verso i poveri e ha lanciato accorati appelli per loro. Parlando ai giovani, ha poi detto che non c'è una povertà astratta, ma c'è la carne martoriata di Gesù nel povero che ha fame, nel bambino abbandonato, nelle società dilaniate dalla guerra... Non bastano soluzioni teoriche, non si possono aiutare da ricchi i poveri. Su queste povertà - e su tante altre materiali e spirituali - occorre chinarsi con amore, assumendole, vivendole, come ha fatto Gesù.
Siamo persone per gli altri
Vera identità del cristiano è la sua piena conformazione a Cristo che, per salvarci, spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo. Povertà e servizio in lui coincidono. Egli è il nostro modello. Durante l'ultima cena, dopo il gesto di umile servizio che è la lavanda dei piedi, disse ai suoi discepoli: "Vi ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi" (Gv 13, 15).
Conformarsi a Cristo significa, dunque, nelle concrete situazioni in cui si vive e si lavora, saper dire con spontaneità: "Sono venuto per servire, non per essere servito". Infatti, perché la conformazione a Cristo sia autentica, è necessario che la vita intera - non solo qualche aspetto o momento di essa - sia vissuta come "servizio", mettendosi cioè sempre a disposizione per il bene degli altri, anzi, diventando un bene per gli altri. Si tratta non solo di fare qualcosa a favore dei fratelli, ma di essere persone per gli altri, come Gesù è "per noi".
Un sovrappiù di amore
Ciò esige una scelta di radicale povertà: la povertà propria di chi è disposto a rinnegare se stesso per gli altri, sempre anteponendoli a sé. Le conseguenze sono veramente rivoluzionarie, di quella rivoluzione pacifica che è la vita evangelica. Chi vive per essere al servizio degli altri evita in ogni modo di entrare in competizione e in rivalità, non agisce sotto la spinta dell'ambizione e dell'egoismo, fugge l'ostilità, la violenza, l'aggressività; non avanza diritti per sé, non si preoccupa di ricevere il contraccambio per quello che fa.
L'identità del cristiano si deve caratterizzare per un sovrappiù di amore, che fa il bene gratuitamente, comunque e sempre, senza paura di "perdere". Guardando a Gesù, non ci si può più accontentare di arrivare soltanto "fino a un certo punto", perché egli non si è fermato lungo la salita del Calvario, ma ha servito l'umanità fino sulla croce. Dal suo esempio nasce la forza di andare oltre le misure e le "convenienze" umane, accettando non solo la fatica, ma anche le umiliazioni che spesso il servizio comporta. Per servire gli altri bisogna veramente farsi piccoli, poveri, umili, sull'esempio di Cristo. E questo è il segreto della vera santità.








