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Missionaria oltre la scuola, Madre Agata Carelli, canossiana

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Il mio primo incontro con madre Carelli risale all'estate del 1968. Assieme a p. Fellini e p. Scaglia ero andato a chiederle se poteva aiutarci a parificare il ginnasio dei missionari saveriani. Il suo "sì" fu pronto e sicuro. "Alle missioni non si può dire di no", disse rivolgendosi alla superiora che rilevava difficoltà e responsabilità che si sarebbero aggiunte alle tante che già aveva. Ho potuto constatare questo suo amore per le missioni, attraverso le numerose iniziative portate avanti con le sue alunne, il cui ricavato andava tutto a favore delle missioni in Africa.

L'ottimismo della volontà

È difficile descrivere in poche parole la sua vita. Al centro c'è stata la ricerca spassionata del bene attraverso la carità. La sua vita è stata vissuta guardando avanti, progettando, intuendo gli spazi più adatti per esprimere la grande volontà di amare. Non si è mai arresa al pessimismo della ragione. Era animata sempre dall'ottimismo della volontà, che l'ha portata a camminare accanto agli emarginati e ai senza-speranza.

Traeva dall'Eucaristia tutta l'energia necessaria al suo agire. L'ultima lezione d'amore l'ho ricevuta un mese prima che morisse. Avevo saputo che stava male e sono andato a trovarla subito nella sua comunità. Mi ha fatto impressione vederla camminare aiutandosi con il bastone, lei sempre così dinamica e spedita nei movimenti. Ma aveva lo stesso spirito, lo stesso entusiasmo di sempre.

È stato un dialogo a tre: si rivolgeva a Gesù, come fosse un interlocutore abituale e presente. Il riferimento dei suoi discorsi era Lui. L'abbandono alla volontà del Signore era totale; lo sguardo era rivolto al cielo, ma per scendere ancora sulla terra. "La comunione con Dio si realizza attraverso la comunione con gli uomini", diceva Platone, suo filosofo preferito. È anche il comandamento dell'amore per il prossimo lasciatoci da Gesù.

Vagabonda della carità

Il grande impegno della sua vita fu la scuola, come insegnante e preside. La vivacità intellettuale e la professionalità andavano oltre la norma. Voleva bene alle giovani che si aprivano al sapere e alla vita. La piccola "Presidenza" accoglieva speranze e dava conforto. La sua creatività, le sue proposte infondevano ottimismo ed entusiasmo.

Potremmo dire che madre Carelli fosse una missionaria nell'educazione, perché sentiva ogni vita a lei affidata come la più preziosa. Ma il suo sguardo andava oltre il Torrazzo e sapeva dilatare spiritualmente i confini angusti della scuola a quelli del mondo. Aveva capito prima di altri il valore e l'importanza di parole come mondialità e interculturalità.

Nel 1978 aveva fondato il gruppo incontro, la creatura tanto amata e sofferta. Quando il flagello della droga non era ancora esploso, madre Agata, con un'intuizione di cui sono capaci le grandi anime, aveva capito il dramma che stava per abbattersi su tante giovani vite. Si recava spesso ai giardini di piazza Roma per tentare di strappare i giovani coinvolti nella droga.

Sono io che ringrazio voi..."

L'ultima volta la vidi la sera prima di morire. Mi ero recato alla clinica delle ancelle: sentivo il bisogno di vederla, di manifestarle la mia gratitudine per quello che aveva rappresentato per noi saveriani. Gli occhi erano socchiusi, ma lei era perfettamente cosciente. "Grazie, madre, per tutto quello che ha fatto per noi". "Sono io - fu la risposta - che devo ringraziarla per tutto quello che ha fatto".

Osservavo in silenzio quei suoi ultimi istanti. Ripensavo alle parole che aveva scritto a sorella morte: "Sul volto spento, accendimi un sorriso e sussurrami al cuore l'ultima prece, e sia d'amore! Poi dolcemente, spegnimi anche il cuore e portami lassù, in Paradiso".

A lei la città di Cremona ha dedicato una piazza: Largo Madre Agata Carelli, suora Canossiana, vagabonda della carità.



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