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Missionari saveriani a Gallico, Recital: vita di p. A. Cannizzaro

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San Guido Conforti pensò i suoi missionari come persone tanto innamorate di Dio da essere pronte a lasciare tutto - famiglia, paese, tradizioni - per andare nel mondo ad annunciare il vangelo ai popoli che non lo conoscono. Egli aveva preso dal vangelo un ideale: "fare del mondo una sola famiglia". I missionari devono dire a tutti che Dio è Padre e ama tutti i suoi figli.

Perché i saveriani a Gallico?

Padre Aurelio Cannizzaro, missionario saveriano originario di Reggio Calabria, dopo essere stato missionario in Cina e in Indonesia, tornò in Italia malato, ma sempre entusiasta della missione. Dopo le cure mediche, scrisse "Con i primitivi delle Mentawai", libro di memorie della sua attività missionaria nelle isole Mentawai dell'Indonesia. Nella sua attività di animazione missionaria visitò molte scuole e tutti i seminari diocesani d'Italia e il libro divenne un bestseller.

Approdò a Reggio Calabria nel 1967 e dal vescovo ebbe l'incarico di curare il santuario Madonna della Grazia. Ma p. Aurelio non era un sedentario, aveva sempre a cuore le parole di Gesù: "Andate in tutto il mondo, predicate il mio vangelo a tutte le nazioni". Pensava: io fisicamente non sto bene, non posso andare in tutto il mondo; allora bisogna che il mondo venga a me perché io possa annunciare il vangelo.

Il "Parco della mondialità"

Nacque così il progetto "Parco della mondialità". Nel giro di poco più che vent'anni, dal greto del torrente che fiancheggia il santuario è nata una realtà che ancora oggi tutti ammirano.

L'idea base è chiara: "fare del mondo una sola famiglia". Occorre un luogo ideale dove popoli, civiltà e religioni possano sedersi insieme, dialogare e godere dei tesori che Dio ha dato all'umanità. In concreto, il teatro greco con i bei gradoni. Qui, idealmente seduti, ci sono l'islam, l'Africa, il popolo ebreo; ci sono le antiche civiltà simboleggiate dalla piramide egiziana, c'è la muraglia cinese e la grande pagoda, simbolo di tutte le civiltà e religioni orientali.

Al centro di tutto c'è la nascita del Messia, con il nucleo del suo vangelo: la via crucis, la morte, la risurrezione, l'ascensione al cielo e l'invio delle Spirito Santo nella Pentecoste. L'ideale è grande e p. Aurelio lo ha saputo trasmettere con entusiasmo al popolo di Gallico e della Calabria.

Uno spettacolo da applausi

Bene ha fatto il signor Oreste Arconte a sintetizzare in un riuscito recital l'intensa vita di p. Aurelio. Usando le testimonianze scritte dei saveriani che sono vissuti con p. Aurelio, Arconte ha percorso i brevi anni della missione in Cina sottolineandone l'entusiasmo apostolico, la sofferenza nei giorni delle provocazioni e poi la cacciata dalla Cina da parte del regime comunista.

Padre Aurelio approda poi in Indonesia, nella grande isola di Sumatra. Nella città di Padang c'è il centro della missione dei saveriani; al largo di Sumatra ci sono le isole Mentaway. Nessun missionario cattolico era mai sbarcato su quelle isole. Il vescovo chiede a p. Aurelio di provare ad aprire là una missione cattolica. Egli non solo accetta, ma ne è entusiasta.

Arconte nel suo recital ha drammatizzato bene questa straordinaria avventura missionaria. Lo sbarco avventuroso sulle isole Mentaway, il primo impatto con gli abitanti, il lavoro di evangelizzazione sono proclamati da lettrici e lettori che creano vere emozioni. Il gruppo Edipos, con canti originali, colora perfettamente la scena. Il tutto fa risaltare la figura autenticamente missionaria di p. Aurelio Cannizzaro, sempre felice per avere una missione da compiere.

A conclusione del recital, un documentario audiovisivo trasmette il discorso che p. Aurelio ha pronunciato in occasione del ventesimo anniversario della sua presenza a Gallico: un autentico pezzo da archivio. Le parole vibranti di p. Aurelio strappano l'applauso della platea.



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