I campi di lavoro estivi in Albania
Riportiamo tre testimonianze sul campo di lavoro, realizzato lo scorso agosto a Bathore, nella periferia di Tirana (Albania), da un gruppo di giovani, guidati dai saveriani p. Andrea Gamba e p. Filippo Rondi. Che sia di buon auspicio per le esperienze missionarie estive del 2019!
Dio aveva detto ad Abramo: “Va nel territorio che io ti indicherò”. E così è stato anche per noi. Tutto è successo per ciascun partecipante, mosso dallo Spirito Santo di Dio. “Va in Albania a collaborare per il Grest di 160 bambini con 20 animatori albanesi e 4 suore missionarie cariche di tanta passione e amore per la missione”.
Così è stato per noi 16 “tutti missionari” per una settimana nella quale, con i saveriani, abbiamo messo a prova la nostra fede e desiderio di crescere nel Signore e nell’umanità. In tal modo possiamo donarci agli altri nella semplicità, dando ragione di una speranza che abbiamo ricevuto nelle nostre famiglie e che ora siamo chiamati a trasmettere noi stessi. I giovani si sono lasciati condurre reciprocamente e dolcemente, italiani e albanesi, senza alcuno sforzo e senza alcuna pressione, all’incontro con l’altro, con il diverso. Hanno affrontato la lingua, i costumi, le musiche, gli inviti del moazim, il desiderio di camminare per le strade delle tante famiglie di un quartiere molto povero di Tirana. Hanno sentito strombazzare, hanno assaporato il profumo del mais arrostito, delle carni speziate per una festa. Ci siamo lasciati sorprendere dalla fede mantenuta dalla popolazione cristiana, ortodossa e musulmana albanese, anche dopo le persecuzioni del regime comunista fino agli anni ’90: fede e religione che per noi, invece, sembrano a volte scontate.
Il Signore della vita, Gesù, che abbiamo incontrato giorno dopo giorno nella celebrazione del Pane e della Parola ci ha fatto riflettere, pensare, offrire, capire, donarci, fino a farci nascere la passione per la missione della vita” (Ester Mantovan).
Prima di tutto, vi ringrazio per avermi accolto nel vostro gruppo regalandomi l’opportunità di fare un’esperienza così arricchente e piena di emozioni. Erano due anni che non partecipavo attivamente a un campo estivo, a diretto contatto con bambini e ragazzi. Il popolo albanese mi ha consegnato una grande voglia di libertà, non quella che ci insegna la nostra società, non quella del “faccio quello che voglio”, ma quella interiore, piena di domande e interrogativi, una libertà piena di gioia. Questa libertà l'ho ritrovata negli sguardi e nelle espressioni dei ragazzi e delle ragazze che ho incontrato ed è la stessa che ritrovo nei ragazzi e ragazze di strada con i quali entro in contatto durante il mio servizio. Ed è proprio questa libertà che ho trovato qui, come a centinaia di chilometri di distanza, che mi ha permesso di aumentare la forza e la voglia di lottare per qualcosa di più grande.
Il popolo albanese e la missione mi hanno fatto riscoprire il valore di un sorriso o di un saluto, hanno riacceso in me il dono dell'accoglienza incondizionata e della condivisione. Proprio quest’ultima, che ogni sera diventava sempre più profonda e “senza barriere” (quasi a far nascere una piccola comunità), mi ha fatto riscoprire il sapore di alcune parole quali ascolto, amore, libertà, condivisione e testimonianza. Per questo ringrazio tutti i ragazzi e le ragazze che ho incontrato e che mi sono stati donati in queste due settimane (Cristian).
Mettersi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo. Siamo ragazzi di città, età, interessi diversi: non ci conosciamo. Nonostante questo, siamo uniti dal desiderio di metterci al servizio e di conoscere l'altro nel rispetto reciproco e questo basta a fare di noi un vero gruppo.
Arriviamo a Bathore, quartiere musulmano della periferia di Tirana, tanto segnato dalla povertà da essere oggetto di vergogna da parte dei suoi abitanti, che preferiscono definirsi provenienti dalla capitale. Ci accolgono le suore Domenicane della Beata Imelda. Con il loro sorriso, ci mostrano il vero senso della missione: da un campo fangoso e incolto hanno creato un punto di riferimento per i cattolici del luogo, un centro di promozione per donne e ragazze, di incontro per bimbi sia cristiani che musulmani, la cui amicizia rispecchia la convivenza pacifica tra le religioni in questo Paese (in cui non mancano i matrimoni misti).
L'accoglienza di bambini e animatori è carica di sorrisi e abbracci: le giornate volano tra laboratori di musica e lavori manuali, corsi di lingua e chitarra con cui esprimiamo la gioia di stare insieme. Non mancano altre esperienze di formazione: l'incontro con le Suore di Madre Teresa e con le donne che ospitano ci apre il cuore e ci interroga sulle ferite di questo popolo segnato dalla dittatura, dalla persecuzione religiosa e da una difficile ripresa che ha comportato disordini, uccisioni e povertà. Ma, nonostante tutte le difficoltà ancora visibili, l'accoglienza e la generosità che ci riserva la gente del luogo ci commuove profondamente e ci riscalda il cuore con una grande gioia. Michela, Katarina, Ilaria







