Mio zio p. Savio Corinaldesi
Il 7 marzo 2024 è stato chiamato in cielo p. Savio Corinaldesi, mio amato zio. Uomo umile, presbitero devoto, missionario per le genti, sempre in sintonia con gli insegnamenti di Cristo, guida spirituale ed educativa, presenza amorevole e dono per tutti.
Ci ha insegnato che siamo figli di Dio, portatori di dignità e chiamati ad una vita di collaborazione e trasformazione di tutti i popoli in una unica famiglia di Dio. Ha creduto e sostenuto il ruolo chiave della formazione di una coscienza comunitaria. Ci ha insegnato che il vero cambiamento inizia nel cuore e nella mente di ogni persona; ci ha incoraggiato a vedere oltre il visibile con una fede che non è mera contemplazione, ma una chiamata all’azione trasformatrice. Ci ha spronato a saper discernere i segni dei tempi, ad agire con coraggio e determinazione per costruire un mondo più giusto e fraterno in cui tutti abbiano il diritto di accedere alle risorse e alle opportunità necessarie per costruire una vita dignitosa.
Ha scelto e dato preferenza sempre ai più poveri ed esclusi: non solo a parole, ma con fatti ed azioni concrete, talvolta pericolose. Ci ha insegnato che alla radice del vangelo c’è la missione di lottare per il bene di ogni persona specialmente di coloro che la società tende ad emarginare e dimenticare; ci ha dimostrato che la vera misura della nostra fede è l’amore che diamo ai più bisognosi e che non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza dei nostri fratelli e sorelle. Ci ha fatto comprendere che la nostra ricchezza non si misura da ciò che abbiamo, ma dall’amore che condividiamo e dalla giustizia che promuoviamo. Ci ha ricordato che la Chiesa deve essere la voce di chi non ha voce, la difesa di chi non ha difesa e il rifugio degli emarginati.
Ha promosso giustizia, verità e pace. Ha sostenuto che la vera pace può essere raggiunta solo rispettando la dignità umana attraverso la giustizia nella verità; ci ricorda che la pace non è solo assenza di guerra ma presenza di giustizia, uguaglianza e fraternità; ci sfida a costruire ponti, a dialogare con chi è diverso, a promuovere la solidarietà tra i popoli e le nazioni; ci insegna che la politica è uno strumento potente per trasformare la società attraverso la promozione dei valori del vangelo; ci ricorda che nei tempi bui, di crisi e di incertezza la nostra speranza deve essere saldamente ancorata nel Signore nella concreta sicurezza che, con noi tutti, figli amati, Egli conduce il tempo e la storia verso la salvezza.
È stato un esempio di vita. L’eredità che ci ha lasciato ci invita oggi a continuare la sua missione, assumendo coraggiosamente il nostro ruolo di articolatori del Regno di Dio. Le sue intuizioni ed il suo esempio ci ispirino a riflettere e siano il punto di ripartenza per impegnarci ed operare nei luoghi dove siamo chiamati a seminare per costruire quel mondo “per tutti” in cui lui ha creduto e sperato, per il quale, da uomo saggio, ha donato ogni giorno della sua vita. Ora che riposi nella pace eterna ti chiediamo di intercedere per tutti noi.
Queste sono solo alcune piccole riflessioni che ho ritrovato nei ricordi di tanti discorsi fatti con lui nelle nostre visite a Parma, in alcuni suoi articoli e scritti che mi sono rimasti nel computer, nei periodi intensi che mio marito ed io abbiamo trascorso con lui in Brasile ed anche per chi ha percorso con lui il periodo di permanenza ad Abaetetuba e Belèm. Da allora, siamo legati da profondo affetto ed amicizia.








