Memorie di Conforti e dei saveriani
Dieci anni di attento e devoto lavoro
Capita spesso che i nostri pensieri ricordino persone e fatti piacevoli alla memoria e riposanti per il cuore. Può sembrare narcisistico, eppure avverto sensazioni di questo tipo nel pensare a Guido Conforti, ai luoghi e alla documentazione che parlano di lui.
Aria serena e di pace
Il 30 marzo 1995, presso la casa madre dei saveriani a Parma, venivano inaugurate le Memorie Confortiane Saveriane. Migliaia di persone in questi anni, a piccoli gruppi o in comitive, hanno visitato questi luoghi. Al compiersi dei primi dieci anni, mi piace ricordare mons. Conforti, il vescovo parmense dal cuore missionario.
Già nell’atrio il visitatore è sorpreso dalla serenità e dalla pace che emanano gli acquerelli alle pareti: rappresentano i luoghi di vita del Conforti e i volti dei saveriani martiri. Sono opera dell’artista saveriano p. Angelo Costalonga. Più avanti, vicino al “centro studi”, si vedono rare pergamene, foto con ritratti dei superiori generali, l’originale del primo giornale a stampa edito nel febbraio del 1900 dal Conforti e dai suoi primi missionari. È visibile anche la “medaglia d’oro S. Ilario”, riconoscimento che il comune di Parma ha conferito all’istituto del Conforti nel primo centenario di vita, il 13 gennaio 1995.
Devozione e gratitudine
Nella sala rossa si respira un clima austero e reverenziale. Ma questa sensazione se ne va, notando l’amabilità nel quadro a pastello che ritrae il Conforti a 37 anni, appena consacrato arcivescovo di Ravenna. È opera di Ulisse Passani (1902). Il mobilio del primo studio di mons. Conforti e quello dell’attigua camera da letto, con tutto quello che egli usava nel suo appartamento in vescovado, sono autentici.
Nella duplice sala famiglia Conforti e ricordi personali il visitatore trova il ritratto dei genitori e dei fratelli del vescovo; la croce pettorale, dono di papa Leone XIII per incoraggiarlo ad andare a Ravenna, il pastorale e il biglietto da visita in caratteri cinesi da lui usato nelle visite alle autorità del luogo.
La sala In memoria di G. M. Conforti, realizzata più tardi rispetto gli altri ambienti, custodisce gli “ex voto”, cioè oggetti e ricordi donati da devoti e ammiratori. Accanto a una tovaglia d’altare burundese, omaggio della miracolata Sabina Kamariza, attirano l’attenzione i numerosi manufatti in cui ricorre costantemente la gratitudine al beato vescovo.
I martiri della missione
Il vero cuore delle “Memorie” è la Cappella Martiri. Qui, mons. Conforti si ritirava in preghiera prima di salutare i missionari partenti per la Cina. Riecheggiano le sue parole: “Vi conforti il pensiero che in questa terra comune, che voi ora abbandonate, innumerevoli anime parteciperanno alle vostre gioie e alle vostre pene e che sempre vi accompagneranno coi più fervidi voti per il felice esito delle vostre fatiche apostoliche” (1904). Al centro, sopra l’altare, c’è il dipinto del parmense Paolo Baratta (1896). Raffigura il Saverio attorniato da rappresentanti di tutte le genti.
Attorno all’autografo dell’ultima lettera del Saverio a Ignazio (da Goa, 9 aprile 1552), nella sala ricordi saveriani Cina 1899-1954 si trovano tutti i gruppi fotografici dei missionari saveriani partiti per la Cina. Incuriosisce un ritratto di mons. Conforti con il colbacco in testa: è il rientro in Europa attraverso la transiberiana dalla visita ai suoi missionari in estremo oriente. In una vetrinetta sono esposti gli autografi e gli oggetti d’uso personale dei martiri e di sette suore francescane uccise con Francesco Fogolla il 9 luglio 1900 nell’eccidio di Taiyuanfu.







