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Marzo: Mese che respira il Futuro

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Ed è pure denso di date

È un mese capriccioso, a volte si presenta imbronciato con preannuncio di chissà che cosa di sconvolgente, ma poi improvvisamente cambia pensiero e ti intona un'arietta dolce e profumata che ti rimette in sesto e ti apre rosei orizzonti. È fatto così, perché si trascina addosso un bel pezzo d'inverno.

17 marzo: anniversario (1997) della beatificazione di Guido Maria Conforti. Ci si aspettava un periodo di quasi assestamento, ed invece ne esperimentiamo una vera riscoperta di grandezza. L'avevamo contemplato sereno, nobile nel tratto, costruito quasi in una bontà naturale, intento a prevenire i mali del suo tempo e tutto dedito alla Chiesa e alle Missioni.

Ed invece scopriamo oggi che non fu solo così: quante umiliazioni, rinunce, accuse e sofferenze mortali d'ogni genere, affrontate con equilibrio, fortezza e giustizia; grande autonomia di pensiero e azione, sia in campo politico come in quello sociale.

Fu un moderato responsabile e capace di atteggiamenti innovativi nell'interpretare e attuare norme; alieno dalle discussioni, ma abile e leale nel conciliare liti e contese. Amabile e dolce nel tratto, ma lontano dalla debolezza; risoluto nell'azione verso ciò che era giusto ed equo. Era umile, ma sapeva anche difendersi da chi, a torto, lo insultava per minimizzare la sua autorità; amò ciò che era bello e soffrì per le brutture morali del suo tempo e per il pianto di tanta povera gente.

19 marzo: Festa di s. Giuseppe. Ho incontrato il patriarca quasi redivivo in due amici scomparsi da alcuni anni. Il primo era di Montichiari: un impresario tutto fare, sempre disponibile a dare una mano in tutto. A quei tempi, oltre vent'anni fa, la nostra Casa era ancora un grosso rudere rabberciato alla bell'e meglio con tutta la parte nord che stava lentamente scivolando e incrociandosi: era senza fondamenta e avevamo la scuola con tanti alunni.

Il Beppino Rapaggi ci tolse dai pasticci facendo approvare in pochi giorni il progetto di ristrutturazione, e lavorando giorno e notte, per tre mesi, con la sua ditta per le sotto murazioni e la sostituzione dei solai e tetti in legno col cemento armato. Non vi so dire quante volte l'ho incrociato di notte, nei vari punti della Casa, per visionare colate di cemento e armature.

Il secondo Giuseppe era di Mantova, sempre gentile e disponibile con noi poveri cristi, impegnati a tenere in piedi la casa e mantenere un bel gruppo di studenti. Quello era il tempo delle mostre-marcato missionarie, e il caro Giuseppe, consigliato dalla sua signore, ci prestò per mesi il suo negozio appena ristrutturato e situato nel centro di Mantova.

Da sempre non condivido s. Giuseppe rappresentato come un vecchio nonno. È il patrono di tutti i lavoratori e il capostipite di tutti i volontari, e secondo me merita un trattamento diverso.

24 marzo: ricordo dei missionari martiri. Il Giubileo ha chiuso 2000 anni, travagliati da tanta violenza; il passato ha messo in esposizione una triste campionatura di barbaria: genocidi, stragi, bombe e fame, con tanti disastri naturali.

La stessa natura sembra non sopportare quest’uomo che vuol essere il padrone senza averne i mezzi; che schiaccia, strumentalizza il fratello di cui non accetta le diversità; che infierisce con ferocia sul fratello nel tentativo di imporgli i suoi non valori.

È un autentico abisso, da cui speriamo che ci liberi il Figlio di Dio con la sua Pasqua.



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