Il Natale di Bahati
B ahati è un bambino di Bukavu, ha otto anni e viene dalla chiesa di Cahi ove mi reco quasi ogni giorno in bicicletta, e che fatica con il fango! Lo trovo sulla porta sempre bagnato, perché siamo nella stagione delle piogge: piove ogni giorno; le suole delle scarpe sono alte cinque centimetri: venendo ha raccolto tutto il fango delle strade, talmente scivolose che sembra di camminare sul sapone.
Anche a piedi si fatica a non scivolare. Bahati per strada si attarda a vedere la scena: un camion finisce nel fosso, una vettura si è messa per traverso e blocca le altre, tutti gli uomini a spingere per rimetterla nella giusta direzione.
Mi sono fermato a parlare con lui: parla il swahili meglio di me, che l'ho studiato sulla grammatica e che da ventisei anni sono in Congo. Mi ha detto che il papà è falegname, ma con questa guerra non ha più lavoro; lui non ha denaro per comperare il legname e i clienti sono senza soldi per ordinare tavoli o sedie; in casa sono in nove, c'è pure la nonna con loro.
Vive in una casetta di quattro stanze, le pareti sono di tavole ricuperate qua e là, sul tetto pezzi di lamiera che non riescono ad impedire alla pioggia di entrare. Mangia solo alla sera e non tutti i giorni; la mamma prepara un bugalino, polenta di manioca, con un po' di erbe bollite, e non può neppure comperare l'olio per il condimento.
In questi giorni ha sentito i cantori fare le prove e cantare: "Njoo-Njoo! Vieni!" Bahati mi chiede se attendiamo il nuovo vescovo di Bukavu, dato che mons. Kataliko è morto a Roma nell'ottobre scorso. Gli spiego che è Natale, il giorno in cui Gesù è nato e ritorna da noi, lo preghiamo perché ci dia la Pace.
Ah sì, la Pace! Mi racconta che i soldati o i may may hanno assalito la chiesa di Nyantende, tenuta dai padri Francescani; l'hanno saccheggiata e picchiato p.Elia; lui è caduto, l'hanno creduto morto e se ne sono andati. Sono andato a trovarlo: ha ferite da baionetta sulle braccia e sul dorso, una gamba nera e gonfia e da un orecchio non ci sente più.
Purtroppo non è la prima chiesa presa di mira: è accaduto a Mbobero, a Ciherano dove hanno rubato al dispensario e spaventato le suore; ora i padri non dormono più là, vi si recano solo di giorno. Anche gli abitanti della zona sono fuggiti; hanno abbandonato i villaggi e i campi, e si sono rifugiati qui a Bukavu. Bahati mi ha riferito che alla diga sono passati tanti, tanti rwandesi, donne e bambini; i soldati li guidavano, si sono fermati nei villaggi abbandonati, hanno occupato le capanne e devastato i campi.
Questo è il Natale di Bahati e di tutti i bambini del Congo: fango, polenta e la paura della guerra che mette tutti in fuga. Vi saluto e vi auguro Buon Anno Nuovo!







