Martire tra i contagiati: "Non chiederei di meglio"
Ricordando dott. Carlo Urbani
L’amica Simona Petrelli, dopo la sua scomparsa disse: “Non era un martire o un santo; certi modi in cui è stato rappresentato l’avrebbero fatto ridere. Ma realmente è stato un eroe”.
La moglie Giuliana confida:
“Credo di essere stata solo una moglie che desiderava averlo più presente in famiglia. Ma sentirlo raccontare della povertà e della sofferenza incontrata, mi riempiva di orgoglio, apriva il mio cuore ai problemi della non sanità nei paesi da lui visitati. Quando mi ha detto della nuova malattia, ho avuto l’impulso di dirgli di non andare. Ma la risposta di Carlo è stata incontestabile: si trovava in quei posti per assistere chi aveva bisogno. Amava l’umanità della sua professione, la musica, l’arte, la cucina, l’amicizia. Ma soprattutto amava noi, la sua famiglia, e voleva che i suoi figli capissero, amassero e seguissero i suoi sogni”.
In una lettera dal Vietnam all’amica suor Annamaria Vissani, Carlo scrive:
“La superficialità mi è divenuta intollerabile, l’indifferenza mi fa quasi diventare violento. Continuo a credere che si possa dire che "questo è sbagliato" o "questo fa schifo", senza titubare. Occorre distinguere dove il Bene sta e dove il Male si annida, le altre letture più equilibrate e moderate mi sembrano sempre più gravi ipocrisie. Nella vita ho anche accettato di affrontare burrasche e scogli, ma ora non chiederei di meglio alla vita. Ringrazio Dio per tanta generosità nei miei confronti e mi sforzo di sdebitarmi lasciando che i miei talenti producano germogli e piante”.
Suon Annamaria ricorda:
“Viveva come uno a cui non bastavano le ore per fare tutto ciò che doveva e voleva. Non sopportava chiacchiere inutili e il volare basso”.







