Uno Spigolo per la Mistica: Il Cantico del Servizio
Vorrei commentare il Cantico del servizio facendo qualche osservazione applicata-alla-vita sull' esercizio delle 14 opere di misericordia, che sono da ritenere 14 "sacramenti" dell'amor di Dio, cioè dell'amor del Prossimo. Le chiamo "sacramenti" nel senso che la presenza invisibile di Cristo si fa visibile nel servizio del Prossimo: perciò essa diventa, propriamente, un fatto di natura "sacramentale".
Basta riflettere anche poco per capire che dalla pratica delle 14 opere di misericordia dipende il benessere spirituale-fisico-economico della comunità cristiana; sono "la" formula di salvezza dell'Umanità. Perciò il Vaticano II, con formula solenne, ha insegnato che la Chiesa accetta volentieri che gli Stati si diano da fare per sollevare il Prossimo sofferente, glielo chiede e gliene è riconoscente; però sentenzia categoricamente di voler "rivendicare a sé il diritto-dovere" di praticare le opere di carità.
In realtà Cristo le ha consegnate come in eredità alla sua Chiesa, come tessera di riconoscimento; pertanto essa ne é diventata depositaria-vindice-custode-apostolo: al punto che le opere di carità non saranno mai esercitate in-modo-che-basti; e Gesù ce ne assicura con una formula "teofanica" solenne, quando ci dice: "Io ve lo assicuro: anche un bicchiere d'acqua dato, in mio nome, ad uno di questi miei più Piccoli, anche se ancora "inconsci" di vivere, non resterà senza la sua ricompensa. Sono io che ve lo dico! È così!".
A ben riflettere, le parole sono poche, ma hanno una forza divina-cosmica-creativa; sono esse che hanno fatto sbocciare quasi per incanto, innumerevoli opere di carità; sono state la più vera e la più straordinaria rivoluzione dell'amor di Dio, cioè dell'amore del Prossimo, dalla preoccupazione apostolica della Colletta di Paolo per i Poveri di Gerusalemme alle epopee di p. Pio e di Teresa di Calcutta, che hanno veramente del leggendario: sono essi "i" veri benefattori dell'Umanità.
Credo sia il caso di riflettere sulla scena del Giudizio descritta da Matteo (25,31-40), perché dovrebbe essere continuo e consolante motivo di incoraggiamento, di conforto e perfino di gioia suprema, riflettere, da parte di un esercito innumerevole di persone, che spendono tutta la loro giornata lavorativa nell'esercizio delle 14 opere di misericordia.
Ripeto: dovrebbe essere molto confortante rendersi conto che l'esame sarà portato, paradossalmente, non tanto sull'Eucarestia domenicale, quanto piuttosto se l'Eucarestia domenicale ci avrà portato ad esercitare con "più" fede-amore, quello che è "la" spia giusta dell'autenticità della fede-amore. Una delle occupazioni più "connaturali" alla domenica dev'essere la pratica di una delle 14 opere di misericordia, al punto che dobbiamo ritenere "senza senso" quella domenica in cui non abbiamo consolato-aiutato- visitato qualche fratello bisognoso.
Così è inconcepibile che in una comunità che si chiama "cristiana", non nasca quasi spontaneamente, sotto l'ispirazione-guida-responsabilità di Chi ha la grazia di dirigere tale mirabile sinfonia, per aiutare quella famiglia in necessità, perché, provvidenzialmente, è arrivato il terzo figlio che non si aspettava. Voglio dire che è inammissibile che in una comunità che si chiama cristiana, sia difficile trovare chi eserciti questi "sacramenti" facilmente-frequentemente-gioiosamente.








