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Maria in Africa: Africa, terra di Maria

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Scrivo per dare una spiegazione alla realtà gioiosa e piena di speranza per il nostro martoriato Burundi, in cui da qualche tempo si diffondono sette di ogni genere e gruppi musulmani. Accenno solo ad alcuni apostoli e centri, promotori della devozione mariana. Su queste tracce è passata la grazia della devozione alla Madonna, non priva di sofferenze e di eroismi. Il Burundi può ben essere chiamato "Terra di Maria!".

Oscar, il povero predicatore del rosario

Oscar - Askariyo in lingua kirundi - è nato a Giheta (Gitega). Papà di famiglia, poverissimo, malato allo stomaco, nel 1974 ebbe una visione in cui la Vergine lo invitava a diffondere la preghiera del rosario in tutto il Burundi. Guarito, Askariyo si è messo in cammino e ha continuato la sua missione fino alla fine della sua vita, avvenuta nel 1999.

Non tutto andò liscio per il buon Oscar: fu messo in prigione due volte. La prima fu nel 1984, fatto arrestare da Bagaza; motivo della reclusione: "predicava il rosario!". È stato dentro 17 mesi. La seconda volta fu a Cyanguzo, per soli 8 giorni.

Queste situazioni di sofferenza non gli hanno impedito di continuare la sua missione: in prigione diffuse il rosario, insieme al movimento di Azione cattolica e alla Legione di Maria, di cui faceva parte.

Gabriele Barakana, gesuita perseguitato

Padre Gabriele Barakana è un gesuita burundese, uomo di grande rigore e di grande bontà, morto nel 1999 con il morbo di Parkinson. Laureato in teologia, filosofia e scienze sociali, è stato rettore del grande collegio Saint Esprit e dell'università di Burundi, a Bujumbura. Nel 1982 egli ha fondato e promosso tra i laici cristiani burundesi il "movimento sacerdotale mariano".

Il presidente burundese Jean-Baptiste Bagaza, nemico dichiarato della chiesa, si mise subito contro, mettendo in prigione p. Barakana e altri 11 membri attivi. Come Oscar Askariyo, anche p. Barakana e i compagni in prigione hanno diffuso la preghiera del rosario. Nell'ora libera, passeggiavano pregando la corona, seguiti da molti prigionieri. Nei barattoli dei fagioli entravano in prigione anche rosari e medaglie e, dentro scatole di fiammiferi, perfino l'Eucarestia.

È da ricordare che Bagaza, durante il suo regime (1976-1987) espulse oltre 600 tra missionari e missionarie, chiudendo chiese e seminari e mandando a casa 350mila ragazzi e ragazze della scuola di alfabetizzazione promossa dalla chiesa per supplire alla mancanza di scuole nel Paese... Ora Bagaza si è riavvicinato alla fede e riconosce il suo grave errore nel perseguitare la chiesa.

Cipriano, il ricco torna sulla retta via

Cipriano Ndamukemanyi, detto Coproribu, è uno dei 12 del movimento sacerdotale mariano in prigione. Ma prima era "un fuori strada". Ricco commerciante di mucche, conviveva con cinque donne. Un giorno un amico del movimento mariano lo invitò a Kibeho, in Rwanda, dove era apparsa la Vergine "Nyina wa Jambo - Madre della Parola".

Lui stesso racconta di aver visto "il sole roteare nel cielo, mandando raggi multicolori e sotto di essi prati verdissimi. Poi di colpo il sole tramontò e si fece buio...". Ma nel cuore di Cipriano era rimasta la luce. Tornato a Bujumbura, mandò a casa le cinque donne, si sposò cristianamente con una ed ebbe due figli.

Anche lui fu messo in prigione perché aveva aiutato Yozefu Kacukuzi a scappare in Rwanda, mentre era ricercato da Bagaza per aver scritto una lettera di lui, persecutore della chiesa. In seguito Kacukuzi fu preso e messo in cella di rigore, un bugigattolo di 2 metri x 2 , senza wc e senza luce, con altre tre persone. Cipriano e Yozefu furono malmenati più volte.

Un santuario piccolo e uno grande

Mushasha. È un piccolo santuario a forma ovale, costruito proprio nei tempi proibitivi del presidente Bagaza. Fu costruito per volontà di mons. Ruhuna, vescovo di Gitega: "Convinto che la Madre di Dio reclama, anche oggi, luoghi di riposo spirituale per i suoi figli, ho eretto questo santuario là dove Ella lo vuole". Il 13 di ogni mese, una folla di cristiani si raduna al santuario. Molti arrivano la vigilia e passano la notte in preghiera, assistiti da sacerdoti per le confessioni, e partecipano alla santa Messa il mattino seguente.

Mont Sion. Appena fuori la città di Bujumbura, sulla bella collina "Mont Sion", c'è una conca dove i missionari svizzeri di Schonestat, hanno costruito un santuario alla Trinità, con una grande chiesa a forma circolare, come un anfiteatro, aperta ai fianchi; sale dal basso, in giri concentrici, fino a terminare nei gradoni esterni al santuario.

I missionari qui promuovono la devozione alla Vergine nelle famiglie. I fedeli passano nelle case con la Madonna Pellegrina, una bella immagine di Maria con il Bambino. Nel giorno dell'inaugurazione erano presenti più di 12mila persone. La chiesa può contenere ben 5mila persone e almeno una volta al mese si riempie completamente, per pregare e celebrare. 

Vale la pena partecipare: vedere per credere!



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