Maria, domestica indaffarata
Luca nel suo vangelo racconta che oltre ai discepoli - tutti uomini - c’erano anche varie donne che seguivano Gesù e provvedevano al loro sostentamento: Maria Maddalena, Giovanna, Susanna e molte altre. Una lista di donne “itineranti” che seguivano il Maestro e i discepoli nei loro spostamenti... E c’erano anche altre donne, che potremmo chiamare “domestiche”, come Maria e Marta di Betania, la suocera di Pietro, le cui case erano punti di appoggio per una sosta, un po’ di riposo, un pasto rifocillante. Con i loro beni e le loro doti femminili, esse sostenevano Gesù e i discepoli.
Tra queste donne possiamo ora annoverare anche nostra sorella Maria. Non aveva “beni” da donare, né diplomi da sfoggiare, solo la V elementare; ma ha svolto umili servizi alla missione di Gesù e della Chiesa.
Da ragazza, dopo la Messa della domenica, in bici sulle strade brecciate e polverose, recapitava “Famiglia Cristiana” alle famiglie che la richiedevano e raccoglieva i soldi dell’abbonamento settimanale.
Il matrimonio con Vincenzo portò Maria dai campi della famiglia Storgato, noti come “Veneziani” (perché eravamo originari del Veneto), in casa Moriconi, ai piedi della scalinata che porta alla chiesa di Santa Lucia. Qui Maria divenne una donna del “Club delle pulizie”, ogni mercoledì, assieme a tante altre donne. Qualcuno ha tenuto il conto: 28 anni! Don Antonio Morelli, il parroco da tutti amato, nel suo Testamento Pastorale aveva scritto: “Prendetevi cura della vostra bella chiesa”. E queste donne l’hanno preso sul serio.
Quando - per ragioni nascoste - le fu impedito di continuare nel servizio delle pulizie e della Caritas ne provò dolore e dispiacere, e si mise in coda. Cercò di rimediare con un’altra sua dote: le battute umoristiche, a volte pungenti, che l’hanno resa famosa. L’ultima è di alcuni giorni fa con un’amica al telefono: “Come stai Maria?”. “Male!”, rispose seccamente. “E perché, che ti è successo?”. E lei: “E morta la Regina Elisabetta!”.
Quando si trattava di organizzare un’adunata, nel rustico di famiglia o in canonica, con preti e missionari, tra parenti e amici, era sempre pronta e felice. Chi non ricorda le pizze multicolore cotte al forno, tagliate e disposte sui vassoi? A un pranzo con i preti della Vicaria, restò famoso il piatto scritto nel menù: “Frutta di Topolini”, preparati con le pere spadone della Sabina. E quella sera con i saveriani di varie nazioni, il giovane africano tra melone, anguria, pere e mele ne scelse una che non aveva mai visto prima: “Buono! Cos’è?”. “È un fico!”, gli dissero in coro. E lui: “Adesso capisco perché Gesù andò a cercare i fichi sotto l’albero!”.
E poi, il lungo cammino verso il Calvario, fin sotto la croce. In Bangladesh, ogni volta che sentivo, “Maria è caduta e ha battuto a testa”, mi rivolgevo a Gesù; “Anche tu sei caduto, tre volte, ma ti sei rialzato e rimesso in cammino. Vedi un po’ di aiutare Maria a rialzarsi!”. Questa stessa preghiera ho rivolto a Gesù quando il 12 settembre sera, appena fuori dell’aeroporto di Fiumicino di rientro dal Bangladesh, ho saputo che Maria era entrata in crisi respiratoria e, infine, che era già passata al Cielo, 20 minuti prima del mio arrivo a casa. Così in fretta da non poterle dare un bacio e dedicare a lei un po’ di tempo, come avrei voluto, insieme all’amato sposo Vincenzo. L’ultimo suo grido, quella sera: “Mamma, Mamma!”. L’ultima sua preghiera: “Ave Maria ...”. La nostra preghiera a Cristo: “Ricordati di lei, Maria, ora che l’hai chiamata nel tuo Regno”.
Ciao, amatissima Nonna!
Amatissima Nonna Maria, “quale gioia quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!”. Questo versetto del salmo 121 è la spiegazione più bella all’improvvisata che ci hai fatto lunedì 12 settembre sera partendo per il Cielo. “Quale gioia” hai vissuto su questa terra nel servire, pulire e abitare la casa del Signore, in questa tua amata parrocchia e nel servizio alla Caritas. “Quale gioia” avevi nel trasformare la tua casa in un luogo in cui il Signore per primo era servito e amato: in quelle porte aperte a tutti, in quei tuoi Sì a qualunque richiesta, in quell’amore incondizionato e tanto ricambiato al tuo sposo Vincenzo, in quella Panda sempre pronta ad andare a trovare chi era malato... Non c’era una data importante della vita in cui non arrivasse la tua telefonata. “Quale gioia” avevi nel radunare tutta la famiglia per quelle serate di pizza al forno a legna che erano un rituale irrinunciabile per tutti, soprattutto per noi nipoti! “Quale gioia” avevi, nonna, nel profondo del tuo cuore per riuscire a ridere e conservare la tua splendida ironia anche nella malattia che ti ha portato via.
Noi non possiamo non piangere il distacco da te, che sei stata un dono così immenso! Ci hai trasmesso la voglia di vivere e la gioia della fede in Gesù e nel suo Vangelo! ... Grazie per tutto ciò che sei stata e che sempre sarai per noi. Nonna, ciao! I tuoi nipoti,
Veronica (suora benedettina), Francesca, Daniele, Sofia, Letizia, Victor, Jasmine, e il tuo bel pronipote Samuele







